Non solo Tap, governo tratta per il gas di Otranto: Calenda vola in Israele

LECCE- Mentre infuria la protesta per la costruzione del gasdotto Tap, il governo porta avanti le trattative per il gas che servirà a rifornire anche il secondo gasdotto del Salento, Igi Poseidon, già autorizzato a Otranto, da alimentare con l’oro blu dei giacimenti marini al largo di Israele e Cipro. È da quel bacino che dovrebbe arrivare anche il gas da far giungere in un non meglio precisato approdo a ovest di Taranto, vicino al confine tra la Puglia e la Basilicata. Tanto, almeno, fa intendere la cartina mostrata nelle scorse ore a Tel Aviv. Riguarda EastMed, progetto che sarà presentato al G7 energia a Roma il 9 e 10 aprile prossimi come “fondamentale asse di sviluppo della strategia energetica complessiva del Mediterraneo”.

Per questo nelle scorse ore il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda è volato in Israele, assieme ai colleghi di Grecia e Cipro e al commissario Ue all’energia Miguel Arias Canete. Hanno firmato una dichiarazione congiunta di impegno sul gasdotto, definito “il più lungo del mondo”, con una porzione di 1.300 chilometri offshore ( in mare) e altri 600 onshore (a terra), da attivare, secondo le previsioni, entro il 2025. “Il nostro auspicio – ha detto Calenda – è che si riesca ad accelerare quanto più possibile l’inizio della realizzazione del progetto”.

Il costo previsto dell’infrastruttura è di circa 6-7 miliardi di dollari. Il progetto dovrebbe essere realizzato dalla società italiana Edison, controllata dalla francese Edf, in collaborazione con la greca Depa. Sono gli stessi protagonisti del gasdotto otrantino. Ed è per questo che il giallo si infittisce, non essendo chiaro se alla fine quel gas israelo-ciprota approderà a Otranto o invece virerà verso il Golfo di Taranto.

“Lo studio di fattibilità è stato completato e nei prossimi anni vi sarà un’attenzione sullo sviluppo vero e proprio del progetto”, ha affermato Elio Ruggeri, direttore esecutivo di Igi Poseidon. Ci si chiede perché, alla fine, in un momento storico in cui il consumo di gas è calato, l’Italia stia spingendo alla costruzione di più gasdotti. E la risposta politica è sempre stata chiara dai governi: «l’Italia deve diventare un grande Hub del gas». Tradotto: saremo il deposito, la bombola del gas del resto d’Europa.

 

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