“La variante pugliese della giustizia italiana”: toghe pronte a querelare Mieli

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LECCE- Come aveva affondato la lama per la vicenda Xylella, Paolo Mieli, storico direttore del Corriere della Sera, torna ad attaccare la magistratura salentina e pugliese. Lo fa in un articolo dal titolo eloquente, “La variante pugliese della giustizia italiana”, pubblicato domenica sull’edizione online del giornale. Non è passato inosservato: alcune delle toghe citate da Mieli meditano ora di presentare una querela nei suoi confronti, ritenendo quella critica fin troppo pesante, se non offensiva. Ci si attende una replica anche dall’Associazione nazionale magistrati. Cataldo Motta, ex numero uno della Procura leccese, anche lui tirato in ballo, ammette di voler, invece, lasciar correre, anche perché la sua precedente replica all’editoriale del giornalista non è stata neppure pubblicata.

Mieli comincia da lontano, da Giuseppe Pisanelli, giurista tricasino protagonista del Risorgimento italiano, per affermare che quelli citati non sono da considerare suoi “eredi”, viste le “inchieste campate in aria” che “finiscono sempre nel nulla nella più totale distrazione di Csm, Anm, giudici prestigiosi e sommi giuristi”.

Parla di una “nuova giurisprudenza di Puglia che ci sta rendendo celebri in Europa”; attacca Michele Emiliano, le sue indagini sulla “missione Arcobaleno” del governo di Massimo D’Alema (1999), finito con un processo caduto in prescrizione, mentre lo stesso “Emiliano si dedicava al nuovo impegno proprio con il partito dei postcomunisti”, per trasformare poi “la Puglia nella terra d’Europa più ostile alle trivelle” e “ancor più nemica dei gasdotti fino a bloccare il tratto pugliese della Trans Adriatic Pipeline”.

“Un riconoscimento per le innovazioni giuridiche – dice ancora Mieli – spetta, in ogni caso, al procuratore di Lecce Cataldo Motta che (assieme a Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci) ha combattuto la guerra della Xylella contro il commissario governativo Giuseppe Silletti, ricercatori, amministratori, docenti universitari, accusandoli di «sistematica distruzione del paesaggio salentino». Complotto ordito, ovviamente, da una multinazionale: Monsanto”. Poi, l’attacco all’ex procuratore capo di Taranto Franco Sebastio, “gran promotore di inchieste sull’Ilva” e che ora, “incoraggiato da Rifondazione comunista, ha deciso di correre per diventare sindaco proprio a Taranto, così da prendere il posto di Ippazio Stefàno, da lui indagato e mandato a processo. Non dovesse farcela – ha aggiunto – è sceso in campo, con l’appoggio del Pd, un altro magistrato: Massimo Brandimarte, ex presidente del Tribunale di Sorveglianza”.

“E’ inutile – chiosa Mieli – che si illudano che un giorno vengano loro intitolate vie e scuole come all’illustre predecessore di metà Ottocento”. E questo solo perché “il «nuovo Pisanelli» sta altrove. A Trani per l’esattezza. Ed è Michele Ruggiero, il magistrato che si è battuto contro Standard&Poor’s”.

 

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