“Appalti nelle mani di pochi e rischio corruzione”: il Tar sull’attenti

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LECCE- Troppe leggi e confuse rischiano di favorire l’illegalità: così, anche nel Salento, in materia di appalti, si stanno creando veri e propri monopoli o situazioni di cartello che impediscono l’accesso al mercato di nuovi soggetti. Ha il sapore di un allarme quello lanciato, tra le pieghe della relazione di inaugurazione del nuovo anno giudiziario, dal presidente del Tar di Lecce Antonio Pasca.
Le sue conclusioni fanno stare sull’attenti: parla di corruzione, anche. Ed è netto: “spesso si sente invocare a gran voce una risposta di legalità che ponga fine al malcostume dilagante, al dilagante fenomeno della corruzione e dell’attività amministrativa collusa, ma nessuno può pretendere una legalità calata dall’alto. Dev’essere praticata da ciascuno anche con sacrificio e ciascuno deve fare pulizia dentro e fuori la propria casa; e ciò vale anche – e anzi in special modo – per gli operatori finanziari, i commercianti, gli imprenditori e le loro associazioni, i quali devono prontamente denunciare tutte le situazioni di illegalità delle quali vengano a conoscenza”.

Pasca cita il caso dell’aggiudicazione dei servizi di raccolta dei rifiuti, per cui le gare di appalto sono state sostituite da abusate ordinanze sindacali, come esempio delle ricadute anche economiche di cattive leggi: con questa prassi, “a volte anche attraverso una attività amministrativa collusa”, ha detto, sono stati violati tutti i principi in materia di appalti.

Ha macinato risultati il Tar salentino quest’anno: 1696 sentenze, 530 ordinanze cautelari, 2183 ricorsi definiti, a fronte dei 1899 depositati, con una lieve contrazione del contenzioso rispetto al 2015, soprattutto in materia di diniego di accesso agli atti, silenzio dell’amministrazione e ricorsi per ottemperanza.

 

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