Inchiesta case popolari, la rabbia degli inquilini: “trattati peggio dei criminali”

LECCE-Qui, in via Potenza, al civico 21, riconduce una grossa fetta dell’inchiesta sull’assegnazione delle case popolari a Lecce. Perché qui vivono 18 dei 28 inquilini indagati dalla Procura e i cui nomi sono riportati nella richiesta di proroga delle indagini presentata dai pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci al gip Giovanni Gallo.

Una bufera giudiziaria che loro proprio non si aspettavano. E che lascia l’amaro in bocca. A parlare, senza farsi riprendere, sono solo donne. Si sono sentiti tutti, come dicono, “trattati peggio dei criminali”.Questa palazzina, nuova di zecca, alle spalle di viale Aldo Moro, è stata consegnata tre anni fa.

A incrociare i dati, emerge che gli indagati assegnatari di questi appartamenti sono tutti, quasi in blocco, ai primi posti della graduatoria definitiva che, nel 2013, ha riconosciuto le posizioni di 1070 cittadini, escludendone altri 316. Prima di venire qui hanno vissuto quasi tutti in case parcheggio, come quelle di via Pistoia, altro luogo che ricorre puntualmente nei pochi atti di indagine che si conoscono.

Per logica, è a queste nuove assegnazioni e a quelle precedenti presunte occupazioni abusive che guardano gli inquirenti, che tra i reati ipotizzati, nel periodo 2006-2015, contestano anche quello di “invasione di edifici”.Sempre a incrociare le informazioni, ci vuole poco a verificare che alcuni degli indagati qui residenti siano stati più volte arrestati, finiti nel ciclone di alcune inchieste, da quelle sui traffici di droga ed estorsioni a quelle sulla criminalità organizzata in città. Tutti gli altri, però, precisano: “non possiamo pagare noi per loro, non si può fare di tutta l’erba un fascio, qui c’è brava gente”.

Il sospetto che ha dato il via alle indagini, cinque anni fa, è noto: gestione anomala delle assegnazioni, per favorire alcuni, in cambio di voti. Anche su questo si mettono le mani avanti.

 

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