Gasdotto, dalla Regione pronto il “no” anche per la condotta Snam

BARI-Dopo il progetto del gasdotto della Tap che approderà sulle spiagge di Melendugno, la giunta regionale è pronta ad ufficializzare il proprio no anche per la restante parte, quella della Snam Rete Gas relativa alla condotta che da Melendugno arriverà a Brindisi.Un percorso da 55 km che attraverserà la pancia delle due province. L’esecutivo guidato da Michele Emiliano avallerà il parere contrario espresso dal Comitato Via Regionale nell’ambito della Valutazione d’Impatto Ambientale Ministeriale. Parere, quello della Puglia, non vincolante ma obbligatorio.
La condotta serve per collegare il punto di approdo del gasdotto Tap alla rete dei gasdotti nazionali. Per farlo, Snam Rete Gas conta di percorre i comuni di Melendugno, Vernole, Castrì, Lizzanello, Lecce, Surbo, Torchiarolo, San Pietro Vernotico e Brindisi. Qui arriverà in località Masseria Matagiola dove, dopo l’ampliamento, si collegherà alla rete nazionale.

In tutto ci sarebbero 55 km di condotta interrata, quattro punti di intercettazione e due di lancio, a Melendugno e Brindisi. Snam avrebbe presentato tre alternative, divenute poi nei fatti due. Ma entrambe non hanno convinto gli esperti. Prima di capire perché, vediamo quali sono.

La prima è lunga più o meno quanto quella originale, una cinquantina di chilometri. Ma passerebbe da Arnesano e Monteroni, percorrendo la rete del metanodotto già esistente. Poi arriverebbe a Villa Convento, Tuturano e Brindisi. Ma per farlo dovrebbe attraversare i centri urbani, sfiorare costruzioni antiche e tagliare la riserva naturale Bosco di Santa Teresa dei Lucci.

La seconda alternativa proposta è lunga 93 km e passerebbe da Martina Franca in provincia di Taranto per poi arrivare da lì a Brindisi. Ma questa ipotesi è stata scartata sin da subito anche alla stessa società proponente perché allungherebbe il tragitto quasi del doppio.

Le due alternative sono state già scartate, comunque, dai tecnici regionali. Il Comitato Via regionale, ha fatto notare, anzitutto che i progetti attraversano sei aree protette – Cesine, San Cataldo, Parco del Rauccio area estesa per altro dalla Regione il mese scorso, Cerano, Santa Teresa dei Luci e Punta della Contessa-. In più, l’area di Torchiarolo è sottoposta a vincolo archeologico, gli unici lavori consentiti sono gli scavi della Soprintendenza, verrebbero anche interessate due antiche vie di transito la Traiano-Calabra e una di origine messapica. Inoltre il progetto sarebbe in più punti in contrasto con il Piano paesaggistico territoriale regionale, sebbene Snam sostenga il contrario.

Il Comitato Via regionale, dunque, ha concluso dando parere sfavorevole al progetto e alle alternative. I motivi son essenzialmente tre: il primo di carattere amministrativo – non sarebbero stati coinvolti i comuni di Trepuzi e Squinzano -, l’altro di carattere generale, il progetto – dicono – andava presentato nel suo complesso non spacchettando le varie fasi a terra e in mare. Infine, si legge nella relazione conclusiva, ci sarebbero “rilevanti impatti reali” per quanto già spiegato, ma anche “impatti potenziali” perché l’opera, così concepita, “condizionerebbe in modo importante la progettualità futura dei comuni interessati dal passaggio della condotta”.

Per tute queste ragioni anche la Regione è prona a ratificare il no alla condotta della Snam ma, se da Roma dovesse arrivare parer favorevole, è già pronta la richiesta di ristoro ambientale da concordarsi con i comuni e sancire con accordo firmato.

 

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