Relazione Dia: pace apparente e interessi negli appalti

LECCE- Lecce, Brindisi e Taranto: una calma apparente che vede la mafia silente. Importanti operazioni hanno smantellato i vertici e portato in carcere i capi clan.
La relazione semestrale della Dia di Lecce, riferita ai primi sei mesi del 2016 parla di una sorta di pax mafiosa che, per ragioni temporali, sono avvenuti infatti nel novembre del 2016, non contempla i fatti di sangue avvenuti a Casarano con l’omicidio di Augustino Potenza e il ferimento di Luigi Spennato. A tracciare le linee di un anno di attività la dirigente della Dia di Lecce Carla Durante, che comprende anche il distretto di Brindisi e Taranto.

La mafia, per arricchirsi usa i canali tradizionali: il traffico di stupefacenti innanzi tutto, e la vicinanza con l’Albania incide moltissimo. Poi l’ usura, anche se questo è uno dei reati su cui è difficile fare delle stime perché in gran parte sommerso, le estorsioni che rimangono costanti nel tempo. Denaro che serve soprattutto a mantenere i boss in carcere, realtà nella quale, è innegabile, continuano a formarsi alleanze e continuano ad uscire gli ordini per l’esterno.

Fuori ci sono le nuove leve, che tendono a riorgarnizzarsi ma che ormai non si affiliano più, perché sanno bene che in caso di condanna, sarebbe automatico il 416 bis.  Una mafia che cambia pelle quindi, e che si mimetizza nel tessuto sano della società dove a far gola sono soprattutto i grandi appalti. Le certificazioni antimafia quindi sotto l’occhio della Dia così come le segnalazioni sospette di grandi flussi di denaro che nascondono riciclaggio e trasferimento di capitali all’estero.

 

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