LECCE-Oltre ad essere lunedì è anche il giorno più triste dell’anno. Stiamo parlando del ‘Blue Monday’, un evento che cade il terzo lunedì di gennaio e in questo caso proprio il 16. Il tutto nasce da un calcolo matematico realizzato nei primi anni 2000 da Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff, che tramite una complicata equazione ha calcolato questo giorno come il più ‘nero’ dell’anno.
Ma se in Gran Bretagna, in occasione del Blue Monday sono davvero in tanti ad assentarsi dal lavoro, secondo gli esperti, le ragioni che porterebbero al picco della tristezza sono varie. Ad esempio: il meteo, le spese del periodo natalizio, la mancanza di soldi in attesa del prossimo stipendio, la presa di coscienza dei propositi per l’anno nuovo. E così via…Ma attenzione a non far di tutta l’erba un fascio.
“Siamo abituati a pensare che felicità e tristezza siano sentimenti universali: in effetti lo sono, ma le cause che li determinano, quelle non sono affatto universali…-afferma il docente di Sociologia Luigi Spedicato- Prendiamo il meteo: mentre il Salento sprofondava sotto la neve, Oslo si svegliava avvolta da quello che in Norvegia è a tutti gli effetti un tepore quasi primaverile, grazie agli sconvolgimenti causati dal global warming. Dunque noi salentini dovremmo essere diventati all’improvviso più tristi dei norvegesi? Ho dubbi se possibile ancora più radicali -continua- sui sensi di colpa che deriverebbero dal cruccio per i soldi spesi nelle feste di fine anno. A guardare le cifre di ISTAT e CENSIS sul livello della disoccupazione giovanile in Italia, dovremmo vedere tutto l’anno cortei di penitenti che percorrono le nostre strade…No, questa del calcolo della tristezza è da tempo -secondo Spedicato- una discussione troppo seria per lasciarla agli algoritmi ed alle formule”.
Quindi, meglio pensare positivo e magari aspettare il 20 marzo quando si celebrerà la Giornata Internazionale della felicità. “Basterà aspettare meno di due mesi -conclude il prof- e potremo consolarci della tristezza provata oggi. A patto, naturalmente, di averla effettivamente sperimentata, magari senza aver mai sentito parlare del prof. Cliff Arnall e del suo algoritmo”.
E.P.