Eccellenze e maglie nere: i due volti della sanità salentina in un report nazionale

LECCE- La sanità salentina ha due volti tra picchi d’eccellenza e allarmi sull’alto rischio di mortalità. Lo dice il report nazionale della qualità dei servizi ospedalieri frutto di un’analisi di 1.371 strutture sanitarie pubbliche e private analizzate, comprese quelle salentine. E’ la fotografia delle strutture più affidabili e meno raccomandabili d’Italia scattata dall’ Agenzia nazionale per i servizi Sanitari regionali ed è contenuta nell’ultima edizione del Piano Nazionale Esiti presentata due giorni fa.
Per l’infarto del miocardio meglio ricorrere alla Clinica Città di Lecce oppure nell’ospedale di Scorrano, ma non a Casarano. Per l’ictus ischemico, sarebbe da evitare il Fazzi, preferibile, invece, per l’intervento di asportazione del tumore al colon. Per il parto, la migliore scelta è il Panico di Tricase, l’unico in provincia con una percentuale di cesarei sotto la soglia fissata a livello nazionale.

Tra i criteri utilizzati per stabilire l’efficienza di ogni nosocomio i livelli di ospedalizzazione, tempi di attesa e livelli di mortalità. In molti di questi settori, le strutture leccesi si collocano tra quelle di eccellenza ma in altri casi sono anche le più a rischio.

Per la broncopneumopatia cronica ostruttiva riacutizzata, sono il Ferrari e il Fazzi a detenere la maglia nera nel Salento, con livelli di mortalità dopo un mese che superano il 17 per cento. Valori decisamente lontani rispetto a quelli, invece, delle strutture migliori d’Italia sotto questo profilo: la clinica San Francesco di Galatina e San Cesario di Lecce. A primeggiare in Italia nel settore della cardiochirurgia è la clinica Città di Lecce mentre il Fazzi si colloca tra le strutture italiane in cui il rischio di decesso è molto alto, oltre il 9,35 per cento.

In ambito oncologico, per gli interventi del tumore al colon a trenta giorni la speranza di sopravvivenza è di gran lunga superiore al Fazzi, mentre critico è il dato del Panico di Tricase. Nel settore ortopedico, la percentuale di operazioni entro 48 ore dalla frattura femorale è ottimale, oltre il 70 per cento, mentre a Galatina, Tricase e Copertino di questa rapida tempistica ha beneficato meno del 40 per cento dei pazienti.

Nota dolente continua ad essere quella dei troppi parti cesarei. Solo al Panico si rispetta il regolamento del Ministero della Salute che fissa al 25 per cento la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1000 parti annui. Maglia nera invece per gli Ospedali di Casarano, Scorrano e Galipoli.
In questo settore dunque, l’accorpamento dei punti nascita, quello previsto dal Piano di riordino ospedaliero, si conferma più che necessario.

 

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