Il Colonnello Calcagni a Roma: “Nonostante tutto presente per onorare chi come me ha servito la Patria”

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ROMA- C’era anche lui, Carlo Calcagni Colonnello del Ruolo d’Onore e Pilota Istruttore di elicotteri dell’Esercito Italiano, davanti all’Altare della Patria a Roma per rendere omaggio ai caduti con la deposizione della corona al Milite Ignoto, per le celebrazioni del 4 novembre, Giorno dell’Unita nazionale e della Giornata delle Forze armate.

“Presente con dignità, volto e voce di chi porta addosso -afferma Calcagni- i segni indelebili della passione per il proprio  Dovere del rispetto incondizionato per le Istituzioni e dell’attaccamento all’Esercito Italiano!”.

Calcagni, ricordiamo, è una delle vittima della Sindrome dei Balcani, la patologia silenziosa degli anni ’90 causata dagli effetti dell’uranio impoverito contenuto nelle munizioni usate durante le missioni di pace in Bosnia. Convivere con la sua malattia non è semplice, richiede forza e coraggio, anche per affrontare un viaggio fino a Roma: “ il mio sistema neurovegetativo stavolta non ha proprio retto -racconta- le oscillazioni… i sobbalzi… le scosse del vagone sui binari mi ricordavano continuamente la mia fragilità, ogni chilometro attraversato mi sembrava una distanza infinita… ogni minuto un’eternità…Eppure nonostante  tutto ho presenziato, insieme a tanti altri  colleghi… ad onorare tutti coloro che come me hanno  servito la Patria e purtroppo sono  Caduti”.

Il colonnello salentino si è così ritrovato nella Capitale, con il resto delle Istituzioni, in una giornata di grande valore per le Forze armate. Accanto a lui, dalla Scuola di Cavalleria di Lecce comandata dal Generale Poli, il Colonnello del Ruolo d’Onore Luigi Ramirez di Lequile. Un momento indimenticabile e di immenso valore, nonostante le difficoltà imposte dalla sua salute. Ma del resto Calcagni è un campione che ama vincere. La sua malattia non gli consentirebbe nemmeno di star in piedi, ma lui riesce a esserle superiore e a dimostrare ogni giorno che può farcela in sella alla sua bici. Atleta della squadra Italiana del GSPD (Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa), ha collezionato diverse vittorie e medaglie, dando voce a chi oggi non c’è più, ai suoi tanti colleghi divorati dalla Sindrome dei Balcani e con un unico motto: “Quando penserai che tutto sia finito arriverà l’alba più bella che tu abbia mai visto! MAI ARRENDERSI”.

E.P.

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