Permessi ai petrolieri, Regione e Comuni si mobilitano per ricorrere al Tar

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LECCE-  “Abbiamo dato mandato all’Avvocatura regionale di valutare la possibilità di ricorrere al Tar contro il via libera alle trivelle. Non lasceremo nulla di intentato ma dobbiamo farlo con rigore”. A dirlo è Domenico Santorsola, assessore all’Ambiente della Regione Puglia, dopo il provvedimento emanato il 18 ottobre scorso dal Ministero che fa capo a Gian Luca Galletti, vale a dire l’ok alla Valutazione di impatto ambientale rilasciato alla società Schlumberger Italiana spa per le indagini alla ricerca di petrolio nel Golfo di Taranto, a circa 18 miglia dalla costa salentina.
Si mobilitano anche i sindaci dell’arco ionico, per compattare il fronte e tentare di esplorare la via legale, dopo il fallimento di quella politica e di quella tecnica.  “Ho già sentito alcuni colleghi e la Provincia, organizzeremo un tavolo congiunto”, dice il primo cittadino di Gallipoli, Stefano Minerva. Il collega di Nardò, Pippi Mellone, si dice pronto a intraprendere questo nuovo round. Idem a Porto Cesareo Salvatore Albano: “vorremmo indicazioni dalla Regione per andare in un’unica direzione – dice – perché sarà essenziale muoversi come fronte unico. Già in passato siamo stati in prima linea su questo tema. Lo saremo ancora”. Più a sud, nel pomeriggio, tema sul tavolo dell’Unione dei Comuni del Capo di Leuca, durante la riunione dei sindaci convocata a Salve. Il consigliere provinciale Danilo Scorrano ha chiesto, poi, la convocazione urgente della seconda commissione consiliare a Palazzo dei Celestini. Per il gruppo parlamentare dei Cor, invece, anche questa vicenda sarà legata a doppio filo al referendum del 4 dicembre.

Si cerca di capire almeno se bussare alla porta del Tar sia strada fattibile al momento, visto che al decreto del Ministero dell’Ambiente sulla Via dovrà fare seguito quello del Ministero dello Sviluppo Economico per il rilascio dell’autorizzazione vera e propria. Che la strada fosse spianata per la società che fa parte dell’omonimo gruppo texano di petrolieri era risaputo: nel gennaio scorso, il Ministero dei Beni Culturali aveva rilasciato il proprio parere favorevole e il mese prima lo aveva fatto anche il comitato tecnico Via. Tra l’altro, dopo che, a ferragosto 2015, i Comuni hanno dimenticato di controbattere ai nuovi documenti depositati dai petrolieri. Così sono stati scavalcati a piè pari i no della Regione Puglia, degli stessi Comuni e delle Soprintendenze di Puglia e Basilicata.  Quel sottofondo marino, secondo la società, è “caratterizzato da un’interessante potenzialità mineraria”. Dunque, in un anno, potrà esplorare il fondale con la tecnica dell’air gun, con spari di aria compressa, e capire se in quei 4.030 km2 il petrolio c’è davvero.

 

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