Discarica del Nord Salento. Guido: “capitolo chiuso, mancano i presupposti”. Calò: “autorizzazione a norma”

NORD SALENTO-E’ in programma il prossimo 3 Novembre la Conferenza dei Servizi convocata in Provincia in tema “discarica il località parachianca”. A prendere una posizione forte e ufficiale però interviene oggi il Comune di Lecce che alla convocazione risponde con un secco “no”.

Nel programma della conferenza, due i punti salienti: una valutazione dell’Impatto Ambientale (V.I.A.) e una dell’eventuale rilascio dell’Autorizzazione Integrata (A.I.A.). Ma per l’Assessore all’Ambiente del Comune di Lecce, Andrea Guido (in accordo con l’Assessore all’Urbanistica Severo Martini) “la richiesta delle ditte Geoambiente e Trio, così come formulata- precisa- risulta carente nei presupposti che ne dovrebbero legittimare l’esame”.

Agli atti degli uffici comunali sono presenti provvedimenti regionali emanati dal Servizio Attività Estrattive da cui emerge che l’attività di cava è stata prorogata fino al febbraio del 2020 “avvalendosi -aggiunge Guido – di una polizza fideiussoria di ben 440 mila euro, la Trio Costruzioni si è impegnata per il ripristino paesaggistico al termine dell’esercizio”.

GUIDOLa richiesta pervenuta da parte delle ditte, secondo l’Assessore, non avrebbe dunque tenuto conto del fatto che la cava, formalmente, risulti ancora in attività e lo sarà fino al 2020, e che vige un obbligo garantito da fideiussione a ricolmare e piantumare l’area scavata secondo la vocazione urbanistica prevista, ovvero lo sviluppo rurale eco compatibile. Dato, questo, sufficiente per Palazzo Carafa a non rendere degno il progetto neanche di essere esaminato.

Ma a rispondere è il legale rappresentante di Geoambiente s.r.l Giuseppe Calò: “nel caso specifico si tratta di un’areacalo di cava attiva ma già esaurita- specifica- i due progetti di cui l’assessore parla non collidono con l’autorizzazione regionale di cui trio è in possesso: è sufficiente che le due zone 8di diversa destinazione) siano ben distinte tra loro”.

“Basterebbe rivolgersi all’ufficio di attività estrattive regionali –conclude- e documentarsi opportunamente per evitare di prendere quelli che potrebbero definirsi veri e propri abbagli”.

 

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