Lettere dal carcere: “Se non mi trasferiscono, verrete a trovarmi in obitorio”

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LECCE- “Se non fate qualcosa, verrete a trovarmi all’obitorio”. A scrivere una lunga e disperata lettera alla propria famiglia è un uomo di Taranto detenuto nel carcere di Lecce. “Mi stanno ammazzando, mi porteranno al suicidio”. Denuncia maltrattamenti. Non si sa se di altri detenuti o del personale. Non si sa se sia vero o se la sua depressione lo porti a scrivere certe frasi. Su questo faranno luce le indagini. Certo è, però, che sta male e sta, di fatto, preannunciando un gesto estremo. Vuol essere trasferito in un’altra struttura.
“Chiedete aiuto -scrive alla mamma e alla sorella- e, se vi trattano male, denunciate gridando nei corridoi del tribunale. Chiedete l’intervento della televisione”. E sua sorella ci ha contattato. Sia lei che la madre sono in gravi condizioni di salute. Non reggono il peso di quello che potrebbe accadergli. Si legge ancora nella lettera :”Troppi abusi e soprusi e troppe persone che finiscono al cimitero”. È un urlo di dolore, una richiesta di aiuto. La sorella, un anno fa, ha presentato un esposto in Procura. Ora si rivolge all’Ufficio di sorveglianza, al quale ha portato la missiva scritta a mano dal fratello. Chiedono il trasferimento in un altro carcere.

A pochi giorni dalla morte di un uomo nel reparto Infermeria della casa circondariale di Borgo San Nicola, la minaccia di un detenuto di togliersi la vita in cella si fa ancora più allarmante. “Ho seri problemi di salute. E sappia anche la Procura che qui non ci sono i riscaldamenti per l’inverno. Sto male e non riesco neanche a lavare un asciugamano in cella, il bucato è sporco da 75 giorni. Mi sento un animale”. Frasi che di certo non possono restare inascoltate.

 

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