Caporalato nei campi di angurie, invocati 170 anni di carcere

NARDO’- 170 anni di carcere per 15 imputati tra caporali e imprenditori accusati di riduzione in schiavitù . Quattro ore di requisitoria in corte d’assise da parte del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone durante il processo nato dall’operazione Sabr contro il caporalato e lo sfruttamento degli extracomunitari nei campi di Nardò, durante il periodo della raccolta delle angurie. 10 12 ore di lavoro giornaliero sotto il sole per pochi euro, in condizioni disumane.
14 anni per l’imprenditore Pantaleo Latino, 60 anni, di Nardò, ritenuto il vertice dell’associazione, reclutatore degli extracomunitari, molti anche senza un regolare permesso di soggiorno. Gli altri imprenditori italiani imputati sono Livio Mandolfo, 48 anni, Corrado Manfredi, 63 anni, Giuseppe Mariano, 78 anni, Salvatore Pano, 60 anni, Marcello Corvo, 54 anni, e Giovanni Petrelli, 54 anni. Per loro sono stati chiesti 9 anni a testa.

Tra i 14 e i 10 anni sono stati chiesti per molti degli imputati stranieri, accusati di essere i caporali e i guardiani dei lavoratori. Sono tunisini, algerini, sudanesi.

L’inchiesta, nata 4 anni fa, portò all’arresto di sei imprenditori e intermediari.Allora il fenomeno del caporalato nel Salento era ancora sommerso, sebbene sotto gli occhi di tutti, quando, come disse lo stesso procuratore capo, Cataldo Motta, le aziende coinvolte continuavano ad operare grazie ad una sensazione di impunità.

Il processo riprenderà il 13 ottobre davanti al presidente della corte Roberto Tanisi. Ci saranno le arringhe dei difensori e le discussioni dei legali delle parti civili, poi, probabilmente entro l’anno, la sentenza.

 

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