Ss 275: la protesta dei lavoratori rimane nel Salento

MAGLIE-LEUCA-Annullato il sit in a Roma davanti alla sede della Direzione generale Anas, previsto per mercoledì mattina dagli operai del gruppo palumbo, intenzionati a fare pressione sulla riapertura del cantiere della statale 275.

Le maestranze, mandate a casa ad agosto per mancanza di commesse, avevano deciso di fare il grande passo verso la Capitale dopo settimane di protesta ai margini della statale Maglie-Leuca. Sono 165 persone, tutte con famiglia a carico, che tra pochi giorni potrebbero aumentare a oltre 250 visto che con la contestuale chiusura di altri cantieri le aziende del gruppo rischiano di rimanere bloccate.

Alla vigilia della marcia su Roma gli operai hanno deciso però di fare un passo indietro. Due le probabili ipotesi a monte della scelta: rispettare i 30 giorni stabiliti entro i quali anas deve prendere una decisione, così come emerso dopo il vertice romano, o dare ascolto ad una soffiata che sarebbe giunta al loro orecchio secondo la quale anas deciderebbe a giorni.

Tre giorni fa, il 17 settembre, il settore Appalti e Acquisti di Anas ha comunicato alle aziende interessate e alla Regione di aver messo in moto le procedure per l’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione definitiva del 19 aprile 2012.

Decisione questa, maturata a pochi giorni dal vertice romano con il prefetto di Lecce e dalla relazione definitiva dell’Autorità nazionale anticorruzione. Da quel momento una nuova scadenza: per Ccc dieci giorni di tempo per presentare eventuali controdeduzioni, per anas altri 20 giorni a seguire per la tanto attesa fumata bianca.

Intanto gli operai sulla strada della discordia sono in presidio fisso già dai primi di agosto giorno e notte, e aprotestare in strada con blocchi alternati del traffico ci sono ritornati sopratutto dopo l’ennesima delusione post vertice romano.

Al loro fianco poisono scesi anche parlamentari, consiglieri regionali e i sindaci del Capo di Leuca. Tra passerelle e presidio fisso però l’attesa aumenta e quella di oggi è forse l’ennesima dimostrazione che la speranza sia sempre dura a morire.

 

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