Mega discarica. Impatti pubblici, guadagni privati: 39 milioni (lordi) in 10 anni

LECCE- Chi ci guadagna e chi ci rimette nel progetto della nuova megadiscarica a Lecce, al confine con i territori di Trepuzzi, Surbo e Squinzano? La risposta la si trova dai documenti che l’associazione temporanea d’imprese composta da Trio spa e Geoambiente srl ha depositato l’8 agosto scorso a corredo dello studio di impatto ambientale.
La proiezione dei flussi di cassa al lordo delle imposte parla chiaro: tra il 2017 e il 2026, in un decennio, ammonta a 38.904.440 euro il saldo di cassa, che deriva dalla differenza tra il totale delle entrate e quello delle spese, senza il versamento delle imposte.

Nel piano economico finanziario costi-ricavi, si prevede che nel primo triennio la gran parte degli incassi deriverà dallo smaltimento di scarti residuali da rifiuti solidi urbani (previsione, questa, che rende ancora più evidente l’ipotesi che la discarica nasca per sopperire alla chiusura di quella di Cavallino esaurita da fine febbraio): ai 5,6 milioni di euro ricavati da ciò si aggiungerebbero ulteriori 1,2 milioni di euro per il conferimento di rifiuti non pericolosi, voce di entrata che a partire dal 2020 lieviterebbe a 9,6 milioni di euro, mentre la prima si azzererebbe. In questo modo, l’utile, al netto stavolta degli oneri fiscali, andrebbe da 1.156.841 euro del primo anno con un crescendo continuo fino a 2.247.464 euro il quarto anno e 2.062.191 euro il decimo.

Il progetto ha un valore complessivo di 15,7 milioni di euro e stima l’impiego a regime di dieci dipendenti in tutto.Per la post gestione, dal 2027 al 2057, prevede l’esborso di 172mila euro l’anno, costi relativi soprattutto allo smaltimento del percolato, il liquido tossico derivante soprattutto dal dilavamento dei rifiuti dovuto alla pioggia.

Al territorio del nord Salento cosa resta? Le valutazioni sono in corso, in vista del deposito delle osservazioni, con termini in scadenza agli inizi di ottobre. Al di là degli ovvi ristori in termini economici, ci sono gli impatti da tenere in considerazione: quelli ambientali, di una discarica all’interno delle cave all’incrocio tra più comuni; quelli sanitari, con il cumulo con altre fonti inquinanti, come l’inceneritore della Biosud e Cerano; gli impatti odorigeni, vista la vicinanza ai centri abitati; quelli economici, data la collocazione dell’impianto in zona prossima alle marine di Casalabate e Torre Chianca, all’abbazia di Cerrate appena presa in gestione dal Fai e in un’area rurale su cui tanto negli ultimi tempi si è investito in termini di riqualificazione.

 

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