Gasdotto Tap, Motta chiede archiviazione inchiesta: “Cantiere regolare”

SAN FOCA- La Procura di Lecce chiede l’archiviazione delle inchieste aperte sul gasdotto Tap, con una duplice richiesta firmata direttamente dal procuratore capo Cataldo Motta e, in un caso, dal pm Angela Rotondano. Pronto a opporsi il Comune di Melendugno, che continua a ritenere, sulla base anche di una nota del Ministero dell’Ambiente di luglio, che l’avvio del cantiere del metanodotto sia stato irregolare.
Andiamo con ordine. La Procura, con richiesta datata 19 luglio ma notificata nelle scorse ore, chiede al gip di chiudere definitivamente il capitolo relativo alle indagini avviate dopo le denunce presentate già nel maggio 2015 dal sindaco Marco Potì e poi da Alfredo Fasiello, presidente del comitato No Tap Salento. Nocciolo della questione, in questo caso, la non applicazione della direttiva Seveso. Anche in seguito alla consulenza svolta dai tecnici nominati dagli inquirenti, per la Procura è fugato ogni dubbio sulla necessità di applicare la normativa sul rischio di incidenti rilevanti. E questo, in particolare, perché la quantità massima di gas presente nel terminale di ricezione (Prt) sarà pari a 48,6 tonnellate, una spanna sotto la soglia di 50 t che farebbe scattare l’applicazione della Seveso.

Poi, c’è la parte relativa all’iter per il rilascio dell’Autorizzazione Unica, risalente al 3 dicembre 2014: per gli inquirenti, “le procedure amministrative svolte dal Ministero dello Sviluppo Economico […]” sono “conformi alle norme specifiche vigenti in materia”. Dunque, tutto sarebbe in regola. Allo stesso modo, nulla quaestio, per Motta, sulla regolarità dell’apertura del cantiere, necessaria entro il 16 maggio scorso, pena la decadenza dell’Autorizzazione unica. In questa seconda richiesta di archiviazione, datata 18 agosto, il procuratore capo scrive: “deve quindi affermarsi che i lavori sono iniziati entro il termine previsto, dovendosi ricordare che anche quelli inerenti alle indagini archeologiche e alla bonifica da eventuali ordigni bellici sono, ovviamente, lavori a tutti gli effetti e la loro esecuzione comporta l’inzio dei lavori al fine dell’osservaza del realtivo termine”.

Si sposa, dunque, la posizione del Ministero dello Sviluppo Economico, ciò che, appunto, il Comune di Melendugno contestava, denunciando anche il direttore generale del Mise Gilberto Dialuce, che ha firmato le note che hanno legittimato l’iter seguito da Tap. Per l’ente locale, infatti, perché il cantiere potesse dirsi aperto le opere dovevano essere effettive, per lo meno con lo scavo del pozzo di spinta del microtunnel. Il Ministero dell’Ambiente, tra l’altro, a luglio, ha ribadito che “attualmente si è nella cosiddetta Fase 0”, cioè in quella precedente la cantierizzazione del microtunnel (espianto ulivi e costruzione strada di accesso). Sarà il gip ora a stabilire se archiviare il tutto o chiedere al pm nuovi approfondimenti.

 

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