Cronaca

Non solo Albania: dalla Germania alla Spagna, la Scu mette radici anche all’estero

LECCE-  Non c’è solo l’Albania come terra su cui si estendono i tentacoli della mala salentina e non c’è più il Montenegro come sua culla storica. Cambia la geografia della Scu d’esportazione, che al pari delle altre mafie prova a mettere radici oltre i confini delle province pugliesi meridionali. In Germania, innanzitutto. E in Spagna. Oltre agli Stati Uniti d’America, dove l’Fbi ha segnalato nel suo rapporto al governo sulle mafie italiane che “pochissimi membri della Sacra Corona Unita sono stati identificati” lì, “sebbene individui in Illinois, Florida e New York avrebbero stretto legami con l’organizzazione”.  Il quadro dalle pagine della relazione della Dia relativa al secondo semestre 2015, presentata in mattinata anche a Lecce.  I cavalli di battaglia del grande affare restano gli stessi: in primis la droga, ma anche l’azzardo.

Gruppi leccesi e brindisini stanno mettendo radici sul territorio tedesco. Questo dicono le indagini. Si tratta, in particolare, dei clan Rogoli-Buccarella-Donatiello, poi quello dei Padovano, dei Tornese e il gruppo dei Mesagnesi.

L’operazione “Coca family” ha portato all’arresto, nel novembre scorso, di 15 persone, documentando un consistente traffico di cocaina proveniente dalla Germania e destinata in particolare alla provincia di Brindisi. Tuttavia, come scrivono dalla Dia, “la Scu non sembra disporre in Germania di strutture consolidate, benchè già dai primi anni ’90 sia stata segnalata, in Baviera, la presenza di alcuni sodali”.

In Spagna, invece, si è più di casa: la penisola iberica rappresenta “una importante base logistica per i traffici di sostanze stupefacenti”. Prova ne è il fatto che lì siano stati arrestati esponenti di spicco della Scu, in latitanza in note località turistiche a sud di Barcellona.

Poi, come sempre, c’è la terra dirimpettaia: la “rotta balcanica” è la strada di accesso in Europa di eroina proveniente soprattutto dall’Afghanistan e di sigarette di contrabbando, oltre che di marijuana. Uno spaccato, quello “estero”, che fa il paio con quello interno, dove si sta formando sempre di più una delinquenza di stampo mafioso, con giovani che puntano alla scalata sociale. I clan leccesi hanno un grande e pericoloso fattore comune sul territorio: insistono nel tentativo di inserirsi nei circuiti dell’economia legale, attraverso l’acquisizione di attività commerciali, soprattutto bar e ristoranti. E poi continuano nelle estorsioni, “attuate anche obbligando imprenditori o commercianti ad assumere affiliati all’organizzazione”.

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