Nuova relazione Dia: “Nuove leve per la Scu, giochi e scommesse terreno per clan”

LECCE-Nuove leve per la Sacra corona unita, soprattutto “nei maggiori centri urbani”. Una nuova spinta da parte di giovani “che tendono, da un lato, a risolvere le controversie anche attraverso scontri armati, dall’altro, a guadagnare spazio rispetto alle storiche aggregazioni criminali”.
È un quadro a tinte forti quello fornito dalla Direzione investigativa antimafia con la relazione relativa al secondo semestre 2015, fresca di pubblicazione. “La struttura associativa della sacra corona unita – è scritto – continua a risentire della penetrante azione investigativa portata a termine dalle strutture giudiziarie ed investigative che insistono sul territorio”.

Il core business resta il traffico di stupefacenti, per cui i gruppi possono “contare su solide ed avviate collaborazioni con le organizzazioni albanesi”, tramite le quali non solo riforniscono direttamente il mercato interno, “ma offrono sicure basi logistiche per gli stupefacenti provenienti dalle coste prospicenti l’area balcanica, in transito verso le regioni del centro-nord”.

Poi, ci sono le pratiche usurarie ed estorsive. Per la provincia di Lecce, “un fattore di rischio – scrivono gli inquirenti – continua ad essere rappresentato dalle infiltrazioni dei clan nel settore dei giochi e scommesse, anche on line, con possibili nuovi collegamenti verso l’estero, dove già in passato sono state costituite delle basi logistico-informatiche per la gestione delle procedure di gioco. In provincia di Brindisi potrebbero, invece, consolidarsi ulteriormente i rapporti tra sodalizi locali e le organizzazioni albanesi per l’importazione nel territorio italiano di notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti. La vicinanza geografica con la Calabria potrebbe, di contro, favorire l’utilizzo dei canali di approvvigionamento offerti dalle cosche calabresi. In provincia di Taranto, in particolare nel capoluogo, appaiono particolarmente esposti alle infiltrazioni dei gruppi criminali i settori produttivi locali, tra i quali una maggiore attenzione merita quello della pesca”.

 

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