Donna ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi, arrestata coppia di aguzzini

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GALLIPOLI-  Avrebbero minacciato e ridotto in schiavitù una connazionale, costringendola a prostituirsi. A finire in manette una coppia di rumeni: Vasile URSACIUC di 44 anni e Maria Nicoleta FERRARI di 40anni.

Tutto ha avuto inizio un anno fa. Lei era giunta in Italia con la promessa da parte di Vasile e il figlio di effettuare alcuni lavori come badante a casa di un’anziana per 1000 euro. Invece non è stato così. La donna è stata ospitata nel loro appartamento fatiscente a Bari, dove abitavano insieme a Maria Nicoleta FERRARI. Qui è stata costretta a prostituirsi, sia in città che a Taranto. Erano i suoi aguzzini a sceglierle i clienti, a darle profilattici e medicinali anticoncezionali per bloccarle il flusso mestruale. Inoltre doveva cedere l’incasso delle prestazioni (circa 400 euro al giorno) interamente ai loro, mentre a lei restava solo una ricompensa di 5euro per procurarsi del cibo.

Lo scorso luglio, quando la coppia di rumeni ha deciso di trasferirsi a Gallipoli, lei ha tentato di scappare, ma quando è stata trovata l’hanno picchiata ed è stata costretta a seguirli. Per il resto dell’estate, con un bus, si è così recata a Taranto per poi tornare tutte le sere a Gallipoli al fine di lavorare in entrambe le città.

Per lei era diventato tutto un incubo non aveva nemmeno possibilità di fuggire, visto che le era stata persino sottratta la carta d’identità. L’unica soluzione era quindi la denuncia. E così è stato. La vittima si è presentata in Questura a Taranto e ha fatto partire le indagini. Dopo un anno, è finalmente giunta la fine della sua schiavitù: il gip ha emesso il 18 luglio scorso un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti della coppia rumena che nel frattempo si era resa irreperibile,o almeno fino alla loro individuazione, grazie alle ricerche degli agenti del Commissariato di Gallipoli.

I due sono accusati di riduzione in schiavitù ai danni della loro connazionale attraverso percosse gravi e minacce contro la sua incolumità nonché quella della figlia, collocata in un orfanotrofio in Romania, al fine di costringerla a prostituirsi.

 

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