Denuncia choc dell’Arif: “Roghi d’avvertimento, la Puglia non paghi il pizzo agli incendiari”

LECCE- “La Puglia non deve pagare il pizzo agli incendiari”. È la provocazione del Commissario Straordinario dell’ARIF, Domenico Ragno, dopo le proteste degli operai interinali dell’ARIF, 350 quelli assunti dal 30 aprile al 30 giugno.
La denuncia è forte: “già da alcuni giorni – dice – si sono verificati in tutta la regione, secondo il personale più esperto, alcuni incendi di “avvertimento”, cioè piccoli fuochi appiccati da professionisti in aree critiche. Questi fuochi sono destinati, per ubicazione e modalità, a non far danno ma a lanciare un preciso messaggio intimidatorio per il futuro per qualcosa di più serio; magari in giornate di forte vento, quando lo spegnimento dell’incendio con le sole squadre a terra è molto problematico ed è necessario l’intervento dei mezzi aerei. Cosa puntualmente avvenuta all’interno del Parco dell’Alta Murgia”.

“L’attività antincendio – dice il commissario – non può definirsi fallimentare o fortemente insufficiente. Il sistema antincendio schiera per il 2016 oltre 550 operai (di provenienza ARIF, che costituiscono la quasi totalità di quanti intervengono sugli incendi boschivi veri e propri) e circa 1500 volontari, oltre ai Vigili del Fuoco e Corpo Forestale con dotazione di 2 aerei antincendio e 320 mezzi (172 ARIF)”.

Nel 2009, anno antecedente alla costituzione dell’ARIF, il personale impegnato ammontava a un totale di poco più di 600 unità effettive. “Più o meno il personale impiegato oggi”, spiega Ragno, per cui non vale l’equazione “mancate assunzioni – più incendi”. Anzi, “il diffondersi tra l’opinione pubblica della convinzione che ci sia una stretta correlazione tra il mancato impiego di personale e l’insorgenza degli incendi – aggiunge – oltre a criminalizzare ingiustamente i lavoratori potrebbe stimolare e incoraggiare i pochi criminali, che pure ci sono, che vedono realmente nell’incendio occasione di lavoro o il raggiungimento di altri obiettivi”.

 

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