È “Brexit”, l’export salentino trema: rischio frattura profonda

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LECCE- Mentre in Gran Bretagna si festeggia l’uscita dall’Unione Europea, cresce la preoccupazione per l’economia salentina, che a causa di questo risultato potrebbe avere amare ripercussioni. Ad oggi, infatti, il made in Salento nel mercato brittanico vale ben 11.7 milioni di euro. «L’elaborazione fatta dal nostro centro studi – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – ci dà l’idea di quanto il Regno Unito rappresenti un partner commerciale importante per le nostre imprese.

In particolare, le aziende della provincia di Lecce esportano beni per un valore di 6 milioni (2,9 per cento); segue Brindisi con 3,8 milioni (1,9 per cento) e Taranto, già parecchio ridimensionata a causa dell’involuzione dell’Ilva, con 1,9 milioni (0,9 per cento). E ora? «Le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna sono tutte da valutare. Il rischio – spiega Sgherza – è quello di tornare indietro di passare da una situazione di libera circolazione di merci e lavoratori ad una frattura profonda, fatta di chiusura dei mercati e ripristino di dazi e tariffe. Per evitare un catastrofico “effetto domino”, è fondamentale indagare i motivi che hanno condotto uno Stato membro così importante a considerare la strada dell’abbandono dell’Ue. L’auspicio -conclude- è che il referendum britannico possa rappresentare un punto di partenza per rilanciare in maniera decisa la collaborazione dei Paesi che fanno parte della Comunità, con l’obiettivo di rinvigorirne il cammino, nella direzione del progresso economico-sociale e della realizzazione di un’Europa veramente unita e solidale».

E.P.

 

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