Ferito da un’arma da fuoco prima di partire. L’agonia di un giovane migrante

LECCE- Ha viaggiato su un barcone con una ferita d’arma da fuoco sulla gamba. Nessuno l’ha curata, poi la fuga disperata in mare, su uno dei tanti barconi carichi di migranti e l’arrivo nel Salento dove la situazione è peggiorata. È la triste storia, una delle tante per la verità, di un giovane del Camerun, poco più che ventenne, trasferito a Brindisi dopo il rintraccio ed ora ricoverato in una comunità di Copertino.

Solo qui gli operatori si sono accorti di quanto il giovane stesse male. La gamba era quasi andata in cancrena, non riusciva più a muoverla. Il ragazzo non parla una sola parola d’italiano, difficili le comunicazioni, ma con l’aiuto di un interprete è riuscito a raccontare la sua storia.

È arrivato nel pronto soccorso del Fazzi due giorni fa . I medici lo hanno sottoposto a visite e radiografie. Nella gamba una profonda ferita d’arma da fuoco. Il sospetto era che avesse ancora il proiettile dentro. È stata individuata una massa ma i medici hanno escluso la presenza del corpo estraneo. 35 giorni di dolore senza nessuna cura. Così ha raccontato il giovane ai medici e agli agenti della Questura che ora stanno indagando. Ha raccontato di essere stato raggiunto da un colpo di kalasnikov sparato da agenti libici e di essere stato imprigionato per due settimane in una cella. Poi, dopo essere stato privato dei suoi pochi averi, lasciato andare per imbarcarsi. Una fuga disperata verso una vita migliore, forse, che ricomincia nel Salento. Almeno qui la sua ferita guarirà.

 

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