La guerra di Brindisi, Noi Centro: “Marino ha una condanna”, lui: “Solo contravvenzione”

BRINDISI- A Brindisi, la guerra tra i candidati al ballottaggio si fa da due giorni a suon di casellari giudiziali. La coalizione di Noi Centro, a supporto della candidata Angela Carluccio, ha prima sfidato il candidato democratico Nando Marino a dimostrare di non aver nel suo “curriculum” condanne penali. Alla sua risposta negativa, ha ribattuto duramente: “mente, ha riportato una condanna penale”. A strettissimo giro, la replica, con tanto di documenti alla mano per certificare l’ “integrità etica e morale” e poi la stoccata: “oggi finisce la campagna elettorale di Angela Carluccio”.

“Nando Marino – avevano detto da Noi Centro – ha rifiutato di aderire alla campagna nazionale sulla Trasparenza e oggi è l’unico candidato sindaco in Italia che affronta il ballottaggio senza aver certificato le proprie pendenze penali e tributarie. Ha dichiarato ai brindisini di non avere nulla da dichiarare e dunque nulla da nascondere. Invece, ha mentito, perché ha nascosto a tutti di aver riportato una condanna definitiva con sentenza passata in giudicato per reati ambientali. Si tratta di una sentenza di condanna a 4 mesi di arresto, con sospensione condizionale, emessa dalla Corte di Cassazione nel 2013 per reati ambientali”.

Ad essere stato contestato è lo scarico delle acque meteoriche nella fognatura pubblica di autolavaggio, nella concessionaria di Taranto di Marino. Lui ammette che quella condanna, relativa a una “problematica comune a tutti i numerosi esercenti di attività analoghe della zona (viale Unità d’Italia)”, c’è, ma “si tratta di un reato contravvenzionale attribuito in qualità rappresentante legale di una società”, “risale a otto anni fa, con il beneficio della non menzione alla luce della scarsa rilevanza del reato, dopo l’assoluzione in primo grado e la inammissibilità del ricorso dichiarata dalla Cassazione”.

Nulla risulta dai certificati inviati dal candidato alla stampa relativi ai carichi pendenti, al casellario giudiziale del Tribunale di Taranto e alla certificazione dell’Agenzia delle Entrate. Per Marino è solo “fango”, “un boomerang che si ritorcerà contro” gli avversari. “Contro chi fa finta di confondere il confine tra una contravvenzione amministrativa e l’intreccio di corruttele e tangenti”.

 

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