Spese anticipate per esercizio funzioni, la Provincia presenta il conto a Regione e Stato: 13 milioni

LECCE-Due ricorsi al TAR Lecce ed al TAR Lazio per il recupero di un importo di 13 milioni di euro, corrispondente al rimborso delle spese anticipate per l’esercizio da parte della Provincia delle funzioni non fondamentali a causa delle inadempienze dello Stato e della Regione Puglia.

La Regione Puglia, solo ora, ha adottato la Legge sul riordino dei servizi e delle funzioni non essenziali delle Province, applicando la Legge Delrio. Nel frattempo, è stata la Provincia a pagare le funzioni non fondamentali, anticipando le spese. E ora palazzo dei Celestini presenta il conto. “Questo adempimento alla legge avviene con un ritardo di circa un anno e mezzo rispetto ai termini di legge”.

Per questo il Presidente della Provincia di Lecce Gabellone ha deciso di chiedere conto alla Regione Puglia per i ritardi che si sono accumulati ed ha diffidato il Ministro per gli Affari Regionali ad emanare il decreto di liquidazione delle spese rimborsabili alla Provincia, che nel frattempo continua ad esercitare funzioni estranee alle proprie competenze istituzionali, sempre in attesa del riordino che faceva carico alla Regione Puglia. Con due ricorsi, rispettivamente, al TAR Lecce ed al TAR Lazio, redatti dall’Avv. Pietro Quinto, il Presidente Gabellone lamenta un esborso indebito di circa 13 milioni di euro, che, allo stato attuale, impedisce all’Ente Provincia di chiudere il conto consuntivo 2015 ed approvare il bilancio di previsione 2016. Il credito è destinato ad aumentare nella contabilità a consuntivo.

“Nei due ricorsi -spiega Quinto- si ripercorre l’iter contorto avviato dalla Legge Delrio, che, nella prospettiva della loro soppressione, ha ridefinito il ruolo delle Province, alle quali è stato riservato un numero limitato di funzioni fondamentali ed esattamente: coordinamento pianificazione territoriale; tutela e valorizzazione ambientale; pianificazione servizio trasporti; costruzione e gestione strade provinciali; programmazione e gestione edilizia scolastica.La Legge statale aveva stabilito che, in attesa del completamento del disegno della riforma costituzionale, l’Ente Provincia continuasse a svolgere anche le funzioni che non le spettavano, pur essendo privata delle entrate previste dal vecchio ordinamento. Dopo un primo Accordo, che obbligava le Regioni a dare attuazione al riordino delle competenze entro il 31 dicembre 2014, continuando l’inadempienza delle Regioni, il Governo, con apposito decreto legge, ha fissato il termine ultimo nel 31 ottobre 2015.

In tale decreto era stato previsto che le Regioni inadempienti – tra le quali è la Regione Puglia – avrebbero dovuto versare le somme corrispondenti alle spese sostenute dalle Province per l’esercizio delle funzioni non fondamentali, così come quantificate e liquidate con decreto del Ministro per gli Affari Regionali, da adottare entro il 31 ottobre 2015.Sta in fatto che, per un verso, la Regione Puglia a tutt’oggi non ha adempiuto ai propri obblighi. Due i ricorsi giurisdizionali introdotti dal Legale: il primo è rivolto contro la Regione Puglia, inadempiente all’obbligo di legiferare il riordino delle funzioni e del personale sia rispetto alla data del 31 dicembre 2014 e sia rispetto all’ultima data del 31 ottobre 2015.

“La domanda della Provincia – come chiarisce l’Avv. Quinto – è a titolo risarcitorio e non può essere corrispondente, allo stato, ad un integrale rimborso, mancando il decreto di liquidazione di competenza del Ministero. Ed è per questo che, con un secondo ricorso al TAR del Lazio, la Provincia ha censurato anche l’inadempienza del Ministro Affari Regionali con la richiesta della nomina di un Commissario per l’emanazione del decreto che doveva essere emanato il 31 ottobre 2015, e che deve quantificare le somme che le Regioni inadempienti avrebbero dovuto versare alle province entro il 30 novembre per l’anno 2015 ed entro il 30 aprile per gli anni successivi. Si tratta di un silenzio-inadempimento correlato alla scadenza del termine che lo stesso Governo si è dato con un provvedimento legislativo”. Secondo l’avv. Quinto questa vicenda dimostra come le riforme fatte in fretta non arrechino i benefici auspicati ed anzi si risolvano in un danno per i cittadini.

 

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