Dopo il blitz antiterrorismo a Bari, il prefetto: “Più controlli nei centri di accoglienza leccesi”

LECCE- Il blitz antiterrorismo che ha portato nelle scorse ore ai due fermi a Bari spaventa l’intera regione, Salento compreso. E, dunque, si medita la controffensiva, con controlli più stringenti sugli ospiti dei centri di accoglienza della provincia di Lecce. Lo annuncia ai nostri microfoni il prefetto Claudio Palomba: “c’è già un sistema di controlli preventivi, ora li intesinficheremo”.

La situazione è sotto controllo, rimarca il prefetto. E l’attenzione è alta. Soprattutto, dopo le indagini condotte dai carabinieri a Bari, si ha la consapevolezza di non essere solo terra di transito di presunti jihadisti, ma anche di possibili obiettivi: le immagini dell’Ipercoop e dell’aeroporto baresi ritrovate nei cellulari dei due fermati fanno tremare le vene e i polsi. Uno dei due uomini accusati di terrorismo internazionale, tra l’altro, è domiciliato presso il Cara di Bari-Palese. Anche per questo gli occhi sono inevitabilmente puntati sui centri di accoglienza.

E’ un terreno scivoloso, inevitabilmente. Perché il rischio opposto è quello di sospettare di persone che in Italia cercano solo pace. A provare a fare i dovuti distinguo potrà contribuire anche il protocollo antiterrorismo firmato la scorsa settimana a Lecce, alla presenza del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.

Si guarda a chi sta già qui, ma anche a chi potrebbe arrivare dall’altra sponda dell’Adriatico, per quanto il rischio di un’ondata massiccia di migranti, in seguito alla chiusura della rotta balcanica, sia stato di molto ridimensionato. Il Salento, comunque, vuole fare la sua parte, a livello di controlli, ma anche di umana accoglienza.

 

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