Dalla battaglia di Renata Fonte alla Corte dei Conti: “Un milione di euro di danni erariali dal resort”

NARDO’- Questa è una storia che comincia da lontano, da una delibera di Consiglio comunale che porta i segni di una cancellazione: via il nome di Renata Fonte, uccisa poco più di tre mesi prima; al suo posto quello di Antonio Spagnolo, compagno di partito, primo dei non eletti, condannato perché ritenuto il mandante di quel primo omicidio di mafia che il Salento ricordi. Quest’atto è del 9 luglio 1984. Trentadue anni dopo, la battaglia dell’assessora contro il cemento selvaggio sul litorale di Nardò emerge dalle carte depositate alla Corte dei Conti di Bari per ricostruire quello che, per gli investigatori, è un danno erariale vero e proprio. Un danno alle casse del Comune pari a circa un milione di euro.

Siamo a Torre Inserraglio, di fronte al resort finito nel mirino della procura contabile, dopo le indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza di Lecce e avviate in seguito alla denuncia presentata nel 2012 dalla proprietaria di un appartamento. Faldoni di documentazione sono già stati acquisiti negli uffici di Palazzo Personè, sopralluoghi e ulteriori accertamenti sembrano aver confermato i sospetti: la “Convenzione di lottizzazione” sottoscritta il 26 febbraio 1990 tra la “Villaggi Vacanze SO.VI.VA S.p.A.” e il Comune è rimasta per buona parte lettera morta. Prevedeva che la società, a scomputo degli oneri di urbanizzazione, si impegnasse a realizzare a sue spese opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

Le prime consistevano in vie, fognature, rete di distribuzione dell’acqua e dell’energia elettrica, illuminazione stradale, sistemazione spazi verdi: sono state sì fatte, ma risultano solo in parte formalmente cedute al Comune. In particolare, la rete stradale del comprensorio non sarebbe mai stata presa in consegna dall’ente, tanto che la manutenzione spetta ancora alla società. Fino al 2011, addirittura, delle sbarre ne consentivano l’uso solo ai condomini. Eppure, per quelle stesse strade di uso privato, il Comune ha pagato i consumi dell’impianto di pubblica illuminazione già dal 2003, per una spesa di oltre 140mila euro.

Le opere di urbanizzazione secondaria dovevano consistere proprio in due piscine e sette campi da tennis, oltre a servizi coperti per lo sport. Sono ancora un cantiere abbandonato, dove, proprio sotto i nostri occhi, con nonchalance, qualcuno entra, carica barre di ferro e va via. Il complesso avrebbe dovuto essere realizzato entro il 2000 e ceduto al Comune nel 2015. Nulla.

Il mancato rispetto dei termini avrebbe potuto far scattare la polizza fidejussoria da 486.952,95 euro sottoscritta nel 1990, ma è ormai scaduta e né il Servizio Tecnico né quello Finanziario comunale si sono premurati di attivarla, né di riscuotere quegli oneri di urbanizzazione che, 26 anni fa, erano l’equivalente di oltre 400 mila euro che, però, con la rivalutazione monetaria, ad oggi sarebbero oltre 900 mila euro. A cui si aggiungono quei 140mila euro che Pantalone ha pagato all’Enel.

 

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