Dal Trentino a Leuca: la ciclovia porta i primi turisti “sostenibili”

LECCE- Per chi ha creduto in questa scommessa arriva il primo risultato concreto: da Caposele a Leuca in dieci giorni, lungo l’intero tracciato della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, per testarne le potenzialità ma anche le criticità. I primi due turisti “sostenibili” di questa infrastruttura lenta e costata zero sono due trentini, Giulia Pavan e Diego Brunello, che ora aggiungono quella nostrana alle tante ciclabili europee che hanno già percorso.

Partiranno da Caposele, in provincia di Avellino, lunedì 25 aprile con le loro bici, per percorrere tutto l’itinerario fino a Leuca, circa 480 chilometri. Viaggeranno con tenda al seguito ed alterneranno notti sotto le stelle a b&b o alberghi.

I due primi cicloturisti, uno fondatore della ciclofficina Cilostile di Trento, l’altra ricercatrice dell’università di Roma Tor Vergata, testeranno la ciclovia non essendo coinvolti come promotori o abitanti dei luoghi e dunque la loro testimonianza sarà fondamentale.

L’itinerario, al momento, non è fruibile in alcune parti, che dovranno essere rammagliate. Il progetto, infatti, sfrutta le piste di servizio che per la gran parte del tracciato seguono le condotte dell’Acquedotto Pugliese. Ideata dalla Regione Puglia, è stata inserita come “opera di priorità nazionale” nella Legge di Stabilità approvata nel dicembre scorso ed ora si attende la definizione del Protocollo d’intesa fra i Ministeri dei Trasporti e del Turismo e le Regioni interessate (Campania, Basilicata e Puglia) per dare avvio alla fase di realizzazione dell’opera.

Per sollecitarne la realizzazione, è attivo da poco più di un anno il Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto che raccoglie oltre settanta tra associazioni, imprenditori e operatori turistici. L’idea che muove tutti è che l’itinerario, senza impatti e senza molti costi, potrebbe dare un notevole impulso allo sviluppo turistico ed economico dei territori attraversati, dall’Irpinia al Vulture, dal Parco dell’Alta Murgia alla Valle d’Itria, dall’Arneo, fino al Capo di Leuca. 

 

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