Xylella, contadini contro tutti: anche la Grecia in giudizio alla Corte di Giustizia

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TORCHIAROLO- Il prossimo 4 maggio, di fronte alla Corte di Giustizia Europea, ci sarà Davide contro Golia: a costituirsi in giudizio contro gli agricoltori salentini c’è anche la Grecia. Lo Stato ellenico, dunque, temendo una possibile diffusione del batterio Xylella fastidiosa, sceglie di sostenere le ragioni di Bruxelles e la necessità di un abbattimento massiccio degli ulivi infetti e di quelli sani intorno, come previsto nel secondo piano Silletti, che lo Stato italiano, come già fatto di fronte al Tar, difende.
La Regione Puglia ha deciso di non costituirsi affatto, invece.  Dunque, contro il parterre istituzionale, ci sono solo i tre olivicoltori di Oria difesi dal legale Giovanni Pesce e i 21 agricoltori di Torchiarolo, rappresentati dagli avvocati Mariano Alterio e Mario Tagliaferro,con la consulenza scientifica di Nicola Grasso, docente di diritto costituzionale all’Università del Salento.

La strategia processuale resta, comprensibilmente, top secret. Ma la “pressione” della Commissione Ue si fa sentire. È stato lo stesso organismo europeo a far sapere, due giorni fa, che il presidente della Corte di giustizia dell’Ue, “visto il presumibile rischio di danni irreversibili all’ecosistema e all’agricoltura del territorio pugliese che un prolungamento eccessivo della sospensione del giudizio potrebbe produrre”, ha emesso l’ordinanza in cui dispone “l’avvio di un procedimento accelerato, come richiesto dal Tar”.

La partita si conosce: il 22 gennaio, il Tar Lazio ha rimesso gli atti ai giudici di Lussemburgo, sollevando sei questioni pregiudiziali. La più importante è il fatto che, a suo avviso, la decisione di esecuzione contrasterebbe con l’atto sovraordinato da cui dipende (la direttiva del Consiglio 2000/29/CE dell’8 maggio 2000). E ciò inquinerebbe a cascata tutti gli atti conseguenti, compresi il decreto ministeriale del 19 giugno 2015 e il secondo piano del commissario straordinario Giuseppe Silletti.

In particolare, aveva detto il Tar, non è previsto in alcuna norma in quella direttiva che imponga l’eradicazione di pante sane. Inoltre, non vi è certezza scientifica – aveva aggiunto – che a causare il disseccamento dell’ulivo dia Xylella. In questo quadro di incertezze, aveva concluso il Tar, sarebbe stato opportuno rispettare il principio di proporzionalità, di precauzione e ragionevolezza.

Nel frattempo cos’è successo? Uno studio dei ricercatori di Bari, finanziato dall’Efsa ma non dell’Efsa, conferma il fatto che sia il batterio a provocare disseccamenti. Qualche giorno fa, poi, la stessa Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ribadito che i trattamenti in corso di sperimentazione (quelli dei docenti di Foggia e del batteriologo Marco Scortichini) possono ridurre i sintomi della malattia causata dalla Xylella fastidiosa ma non eliminano il patogeno. Sono dettagli che il 4 maggio potrebbero pesare.

 

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