“Ok al mutuo”: ribaltato il divieto di accesso al fondo antiusura per l’avvocato “infedele”

LECCE-  La sua richiesta di accedere al “Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura” era stata rigettata, con i pareri contrari espressi dalla Prefettura di Lecce e dalla Procura. Il Tar, però, ribalta la posizione dell’ex avvocato Alfredo Cardigliano, noto alle cronache perché “si sarebbe reso autore di vari episodi di truffa e di patrocinio infedele ai danni dei propri assistiti, ed è stato altresì condannato con due decreti irrevocabili del GIP presso il Tribunale di Lecce per omesso versamento delle ritenute assistenziali e previdenziali”. Questa la motivazione contenuta nel parere del procuratore e alla base del diniego all’istanza presentata da Cardigliano per ottenere la concessione di un mutuo di 550mila euro, in quanto vittima di usura denunciata in data 10 settembre 2013.

Il decreto del Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura è stato emesso il 18 marzo di un anno fa. Un no secco, dunque. D’altronde, l’amministrazione non ha potuto far altro che adeguarsi al parere vincolante della Procura, che è stata chiara: “… benché – si legge nel suo provvedimento – nessuno dei suddetti reati per i quali il Cardigliano è stato condannato o dei quali è attualmente imputato sia ostativo alla concessione del mutuo richiesto, il parere di questo ufficio allo stato non può che essere sfavorevole in considerazione della particolarità delle vicenda e del coinvolgimento di Cardigliano in una serie di episodi delittuosi che ne mina l’attendibilità (anche con riferimento alla possibilità di configurare la situazione di cui al comma 8 dell’articolo 14 della legge n. 108/96 – la cui sussistenza deve essere verificata – in quanto l’indicazione delle vicende usurarie è stata fornita da Cardigliano solo dopo e a seguito della sua cattura per i reati commessi a danno dei suoi clienti, quale “giustificazione” della utilizzazione del loro denaro per scopi diversi da quelli per i quali gli era stato consegnato)”.

Un parere viziato, secondo il Tar di Lecce (Patrizia Moro, Presidente; Roberto Michele Palmieri, Referendario Estensore; Jessica Bonetto, Referendario), che con la sentenza del 10 marzo scorso ha accolto il ricorso dell’ex avvocato e condannato il Commissario del governo al pagamento delle spese.

“Il giudizio di non piena attendibilità delle dichiarazioni del ricorrente – scrivono i giudici – trova smentita nel decreto 7.6.2014 – confermato sia in sede di riesame e sia in Corte di Cassazione – con il quale il GIP presso il Tribunale di Lecce ha disposto il sequestro preventivo di tutta una serie di immobili siti in Ruffano, i quali nella ricostruzione accusatoria costituiscono il provento di plurimi episodi di usura perpetrati dagli indagati proprio ai danni dell’odierno ricorrente. In secondo luogo, e come riconosciuto dallo stesso pubblico ministero, i reati per i quali il ricorrente è imputato/condannato non rientrano tra quelli che, ai sensi dell’art. 14 co. 8 l. n. 108/96, impediscono la concessione del chiesto finanziamento”.

 

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