Roghi di rifiuti, la pratica pericolosa che sfugge ai controlli

TREPUZZI-  Siamo a Trepuzzi, sulla strada che attraversa contrada Cutura-Piantata, appena fuori dal centro abitato. Un cartello prova a spiegare la bellezza del bene paesaggio, tra distese di ulivi e muretti a secco senza soluzione di continuità. Luogo questo abitualmente utlizzato per sversare rifiuti di ogni tipo, dal materiale di risulta agli elettrodomestici, dagli scarti delle potature fino alla spazzatura delle civili abitazioni. Ma non si tratta più e soltanto di zozzoni. Eccoli i segni dei roghi, che qui provano a fare “pulizia” dell’immondizia abbandonata, una pulizia che, però, si trasforma in molto peggio, perché alle fiamme viene dato di tutto, dalle plastiche alla carta, dal vetro all’alluminio e i resti lo dimostrano.
In appena cento metri, ci sono almeno sette punti in cui i muretti anneriti e la cenere dicono di piccoli e cadenzati falò recenti, di cui rimane la testimonianza nonostante i giorni di pioggia.

“Non siamo la terra dei fuochi – dice il sindaco Oronzo Valzano – e abbiamo da poco ripulito e falciato la parte vicinale al paese. Negli ultimi mesi, non c’è stata alcuna segnalazione fatta ai vigili urbani, nessuna richiesta di intervento. Ad ogni modo, andremo a verificare di persona”.

Ma non c’è solo questa via a fare da esempio negativo di quanto accade. Qui, alle spalle di villa Bianco, una stradina sterrata si incunea tra gli orti e gli agrumeti. Da un lato, i cumuli di rifiuti, dalle mattonelle alle bambole, dai divani ai televisori. Dall’altro, anche stavolta, ciò che resta di un falò, a pochi passi dalle case.

È una pratica che sfugge e alla quale non ci si può abituare: pericolosissima per la salute, soprattutto a causa delle diossine che si sprigionano incendiando la plastica. Una pratica pericolosa, si diceva, ma anche superflua: Trepuzzi è dotata di un’isola ecologica e, come gli altri centri, ha un servizio di raccolta degli ingombranti direttamente a casa, gratuito.

 

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