Botrugno, tempio crematorio: è il giorno della protesta

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BOTRUGNO- E’ un coro di no quello che a Botrugno è sceso in strada per ribadire il proprio dissenso al progetto che prevede la realizzazione lì del primo tempio crematorio del Salento, il secondo della Puglia dopo quello di Bari.
A partire dalle 15, almeno 500 persone hanno ingrossato le file del corteo organizzato dal gruppo “Apertamente” e che è partito da piazza Sant’Oronzo per toccare i quattro rioni del paese. Giovani, anziani, famiglie con bambini: la preoccupazione è sempre più palpabile, soprattutto dopo le forti perplessità manifestate anche da alcuni medici e dalla Lilt di Lecce. La portata delle emissioni derivante dalla combustione delle salme è il vero nodo.

Il sindaco Pasquale Barone ha già fatto sapere di essere “favorevole al progetto solo se ci saranno le garanzie sulla salute pubblica e su una ricaduta economica per il territorio”. A verificare ciò dovrebbe essere un tavolo tecnico composto da consiglieri di minoranza e maggioranza e da medici, ingegneri ed esperti in materia.

Dovrebbe passare al setaccio il progetto definitivo ed esecutivo dopo l’aggiudicazione della gara, quando, però, un eventuale passo indietro potrebbe diventare giuridicamente più difficoltoso, al netto di clausole di salvaguardia comunque presenti nel bando. L’opposizione, assieme ai cittadini che hanno manifestato in questa domenica e ai 1500 che hanno sottoscritto l’apposita petizione, chiede, invece, la revoca del piano, anche alla luce di quanto sottolineato nel parere di un chimico ambientale, espresso durante il Consiglio comunale del 15 febbraio scorso: nel progetto mancherebbe la previsione di un monitor esterno per il controllo delle emissioni e dei filtri per raffreddare i fumi.

Intanto, si va. Il 19 febbraio è scaduto il termine ultimo per presentare le offerte: si è fatta avanti solo un’ati, la stessa che aveva già stilato la proposta di finanza a base di gara, il raggruppamento composto da due ditte di Domodossola, Altair srl ed Edilver srl, e dalla Futurcrem srl di Ruffano.

A regime, dopo i primi tre anni, è previsto che la struttura arrivi a cremare 1214 salme all’anno, che unite alla cremazione dei resti mortali e di quelli ossei salirebbe a 1454, quasi il doppio delle 800 effettuate nel 2012 a Bari. Come da progetto, infatti, “si ipotizza di ‘dirottare’ su Botrugno anche una parte delle cremazioni di un vasto territorio comprendente la Basilicata, la Calabria e la parte rimanente della Regione Puglia”.

L’importo globale e complessivo dell’investimento (IVA esclusa) è stimato in 2.202.085 euro e la gestione prevede una durata massima di 30 anni.

I tanti punti interrogativi sull’impatto sulla salute, però, restano. E per questo si chiede un passo indietro.

 

 

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