La Scu come il nuovo stato sociale: “Così macina consenso”

LECCE- La Sacra corona unita come il nuovo welfare, il nuovo stato sociale alternativo allo Stato, l’unica vera “agenzia di recupero crediti” nel Salento: così la Scu diventa una “mafia amica del territorio”, così “accresce il suo consenso” e questo è “il trampolino per fare il salto di qualità” e aumentare la capacità, al momento circoscritta, di infiltrare la politica. I riferimenti sono, tra gli altri, a Lecce e Parabita.

È la fotografia dai contorni netti che la commissione parlamentare antimafia consegna, dopo la tre giorni di audizioni e incontri in città. Lo ha spiegato la presidente Rosy Bindi: “i pentiti hanno riferito che i cittadini si sono rivolti a loro per avere denaro e, in questo periodo di crisi, chi presta soldi rischia di essere visto non come un usuraio ma come colui che dà credito”.

Una spia sono le pochissime denunce per usura tradizionalmente intesa, al contrario delle tante per usura bancaria, fenomeno particolarissimo e che non ha simili in Italia. “Per spiegare la presenza degenerata qui del sistema bancario bisogna capire – è stato detto – se c’è una tendenza degli istituti a sopravvalutare la capacità di investimenti sul territorio o se piuttosto le direzioni territoriali non tendano a favorire la criminalità locale”.

“Il Salento ha tutte le energie per reagire e scommettere sull’economia legale”, ha ribadito Bindi, ma “tutta la classe dirigente, politica, economica e sociale, deve sentirsi coinvolta”.

Per questo bisogna tenere alta la guardia, soprattutto vigilare sul rapporto tra criminalità e politica.Alcuni Comuni, come Cellino San Marco, sono stati sciolti; altri sono attenzionati, come Surbo e Gallipoli; su ulteriori, la Prefettura ha messo in campo “strumenti creativi di controllo”, come a Squinzano e Parabita, per cui il prefetto Claudio Palomba ha chiesto al ministro dell’Interno poteri straordinari di accesso.

Poi, c’è il caso Lecce: bocche cucite su gestione delle affissioni, a causa delle indagini in corso; sull’assegnazione degli alloggi popolari, ciò per cui il Pd aveva sollecitato l’interessamento della commissione, si attendono gli esiti delle verifiche parallele di Prefettura e Procura. “E’ bene che questa vicenda sia stata posta alla nostra attenzione – ha ribadito la presidente – perché è originale e può essere spia di altro, anche per il fatto che il fenomeno si ripete in determinati periodi, quelli elettorali”. Qualcosa, tuttavia, sfugge ancora: il numero dei Comuni su cui è acceso il faro “non coincide – ha spiegato Bindi – con quelli delle minacce contro gli amministratori, visto che la Puglia è tra le prime regioni per intimidazioni. Perché accade? Se si arriva a questo punto, vuol dire che c’è una presenza più massiccia della mafia rispetto a quella portata a galla”.

 

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