Commissione antimafia, Bindi: “Scu reticolare ma non ancora imprenditrice”

LECCE- Con le audizioni ancora in corso, si evita di sbottonarsi: “Abbiamo avuto le conferme sul fatto che la Scu sia una mafia diversa dalle altre e con caratteristiche differenti sullo stesso territorio. Ha una struttura reticolare, ma non ha ancora fatto il salto di qualità per diventare imprenditrice”. Questo in sostanza quanto detto dalla presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, dopo l’ascolto tra il pomeriggio di ieri e la mattinata di oggi dei tre prefetti di Lecce, Brindisi e Taranto.

Dal primo pomeriggio, le audizioni poi dei magistrati della Dda. In Prefettura, il procuratore capo Cataldo Motta è arrivato alle 14 accompagnato dai pubblici ministeri Antonio De Donno, Guglielmo Cataldi, Alberto Santacatterina e Alessio Coccioli. 

Dopo, secondo programma, tocca ai procuratori capo di Brindisi e Taranto,  Marco Dinapoli e Franco Sebastio.  Ieri, ai dieci parlamentari della commissione il prefetto di Lecce, Claudio Palomba,  ha consegnato un dossier di 50 pagine che racchiudono le questioni più salienti, dall’immigrazione alle presunte infiltrazioni nelle amministrazioni locali.

Bindi su quest’ultima questione resta con la bocca cucita: parlerà al termine della tre giorni,  domani. Intanto, si ribadisce un punto: la Sacra corona unita si alimenta ancora con il traffico di droga, le estorsioni, ma non pare al momento prepotentemente infiltrata nei settori economici e nei gangli della politica. Per ora. Alcuni elementi, dalle vicende di Parabita alle assegnazioni degli alloggi popolari a Lecce, chiedono di drizzare le antenne

 

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