Al via il nuovo anno del Tar: rischio mazzette dietro la mala amministrazione

minerva

LECCE-  C’è spesso troppa inerzia nella pubblica amministrazione nel dare risposte ai cittadini e nell’ottemperare alle sentenze definitive dei giudici. Ritardi che nascondono, oltre a possibili danni erariali, un rischio enorme, quello delle mazzette. Non vengono esplicitamente nominate, ma il riferimento è inequivocabile nella relazione con la quale il neopresidente del Tar di Lecce, Antonio Pasca, ha inaugurato il nuovo anno della giustizia amministrativa.

Si legge: “Un atteggiamento pervicace e ostinato dell’amministrazione in senso negativo per l’istante, fino alla disobbedienza all’ordine del giudice e alla reiterazione di provvedimenti già censurati e annullati dal giudice amministrativo, può integrare un elemento sintomatico di comportamenti volti ad indurre o sollecitare l’istante ad aderire a ipotesi di remunerazione illecita per conseguire l’adempimento o la soddisfazione della pretesa invocata”.

È il passaggio più delicato, assieme al riferimento alla criminalità organizzata.  L’exploit del contenzioso in materia di ottemperanza al giudicato “richiede una attenta analisi delle cause e un adeguato monitoraggio”, ha detto Pasca.  I casi in cui i cittadini si sono rivolti al Tar per ottenere che le pubbliche amministrazioni eseguissero le sentenze dei giudici rappresentano, infatti, il 58,8 per cento dei ricorsi depositati nel 2015 a Lecce. Molto al di sopra, dunque, rispetto alle altre materie affrontate (Edilizia e urbanistica per l’8,8 per cento; Ambiente per il 6,3 per cento; appalti pubblici per il 4,1 per cento): si è passati dai 97 ricorsi depositati nel 2010 ai 1.890 dello scorso anno.

Tra i casi più eclatanti ci sono quelli per danni da emotrasfusioni (dai 9 del 2010 ai 155 del 2015), per cui il Ministero della Salute non provvede all’esborso del risarcimento danni. Per l’irragionevole durata del processo (legge Pinto), solo nel 2015 sono stati erogati, per effetto di sentenze pronunciate dal Tar leccese, ben 12,5 milioni di euro.

Altro tema delicatissimo è quello dell’accesso ai documenti e dei ricorsi proposti contro l’inerzia degli enti pubblici, in special modo in materia di ambiente, come nei casi relativi ad energia e fonti rinnovabili. Comportamenti censurabili e gravi, secondo i giudici di via Rubichi, perché si dà quasi sempre torto all’amministrazione e ciò comporta conseguenze economiche (spese di giudizio, rimborso del contributo unificato, compenso per il commissariamento ad acta), tanto da necessitare di “adeguata segnalazione alla Procura generale presso la Corte dei Conti per la valutazione di eventuali azioni di responsabilità patrimoniale”, oltre che disciplinare e penale.

Anche a questo serve l’azione del Tar, che a Lecce è efficiente: a fronte di 3.214 ricorsi depositati nell’anno, ne sono stati definiti di più, ben 3.411 (con 3.096 sentenze e 315 decreti decisori). È stato avviato, poi, il programma per smaltire tutto l’arretrato, che ad oggi ammonta a 4.526 ricorsi giacenti.

 

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