“La Soprintendenza resti a Taranto”: firmano l’appello anche docenti leccesi

TARANTO/LECCE- “La Soprintendenza ai Beni Archeologici resti a Taranto”: a sottoscrivere l’appello ci sono anche docenti dell’UniSalento e dell’Accademia delle Belle Arti di Lecce, come il professore emerito Francesco D’Andria; Aldo Siciliano, docente di Numismatica; Antonio Basile, docente di Antropologia culturale. Assieme a loro, anche Emanuele Greco, Direttore della Scuola Archeologica Italiana ad Atene; Dieter Mertens, già Direttore dell’ Istituto Germanico di Roma; Alain Schnapp, professore emerito all’Università Sorbonne di Parigi, e tanti altri.
Il documento è stato inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.

“Non si comprendono – è scritto – le ragioni dello spostamento a Lecce, operato nell’ambito del riordino del MIBAC. […] Taranto è la più antica città d’Italia, con tremila anni di ininterrotta e sedimentata storia urbana. A Taranto, e non altrove,ogni anno si ritrovano i soprintendenti ai Beni Archeologici dell’intera Magna Grecia. Né possono essere addotti motivi di funzionalità. Taranto vive di archeologia. Non è solo un ufficio che si sposta, va via l’anima di una città”.

Nel caso in cui non fosse possibile il mantenimento della sede regionale della Soprintendenza ai Beni Archeologici; si chiede “l’ istituzione a Taranto di una Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio” autonoma, “con l’assegnazione alla stessa del Convento e Chiostro di S. Domenico in Taranto (sede attuale della Soprintendenza tarantina), degli archivi e del patrimonio storico documentale ivi custodito, nonché i depositi archeologici collocati nel convento di S. Antonio in Taranto”.

 

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