Il 2016 riporta il mega eolico nel Salento: ecco il cantiere tra gli ulivi

CASTRI’- Era il 27 dicembre 2010 quando denunciammo lo scempio in arrivo in queste contrade, Filandra e Campana, tra Castrì e Vernole. Esattamente cinque anni dopo, quel mega cantiere tra gli ulivi e i muretti a secco è stato avviato.
Ecco le immagini dei lavori in corso per l’impianto di 11 pale eoliche per complessivi 22 megawatt da parte della Tarifa Energia srl, società facente parte dello stesso gruppo ravennate che aveva proposto anche la costruzione del mega parco eolico a Campi Salentina e della centrale a biomasse a Cavallino.

Questo è quello che rimane del sentiero contorniato dalla macchia, simile a quello di un bosco. E questi sono gli scavi che dovranno ospitare le torri del vento, tra gli ulivi, molti dei quali secolari.

Nessuna valutazione degli impatti ambientali e acustici, nonostante, tra l’altro, la vicinanza dell’oasi delle Cesine, ad appena dieci chilometri, con la presenza nelle varie stagioni degli uccelli migratori. Così ha deciso nel novembre 2010 la Regione Puglia, che ha rilasciato alla società il provvedimento di autorizzazione unica escludendo la sottoposizione a Via. Nessuna opposizione dai Comuni interessati. L’unica a mettersi di traverso fu l’associazione Italia Nostra, che trascinò la società di fronte al Tar e poi al Consiglio di Stato, ma perse: per i giudici amministrativi assente qualsiasi profilo di criticità ambientale.

Oggi, queste immagini dai campi dicono altro. Certo, i luoghi dovranno essere, per quanto possibile, ripristinati. Ma la cicatrice è destinata inevitabilmente a rimanere.

Il contenzioso ha allungato i tempi e, nelle more, un tentativo di stoppare il cantiere è stato fatto, in calcio d’angolo, dalla Regione, ma è fallito anche stavolta di fronte al Tar: nel novembre 2013, il Servizio Energia, dopo aver esaminato la perizia giurata depositata dalla società e attestante l’apertura del cantiere, sospese immediatamente l’efficacia delle autorizzazioni, ritenendo che l’avvio e lo stato di avanzamento dei lavori fossero insufficienti “a far consolidare lo screeningVia favorevole” rilasciato nel 2008. Tra l’altro, “risultava trascorso infruttuosamente persino il termine di 5 anni previsto per il completamento del progetto ai fini del mantenimento dell’efficacia della Via”. Da lì la nuova battaglia legale, che ha visto soccombere, dapprima in sede cautelare, la Regione, che il 20 marzo 2014 ha dovuto prorogare il termine di fine lavori, stabilendo, però, che fosse esteso fino alla data ultima del 22 novembre 2015. Nel frattempo, nel marzo scorso, è giunta anche la sentenza del Tar, per il quale il provvedimento di esclusione dalla VIA non è mai scaduto.

Ecco perché Vernole e Castrì si sono risvegliate, in questo inizio di 2016, nel bel mezzo di un vecchio incubo, che si pensava fosse acqua passata.

 

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