La Procura salva gli ulivi, Motta: “L’estirpazione metodo sbrigativo e inutile”

minerva

LECCE-  Un anno e mezzo di indagini tecniche, analisi di laboratorio, consulenze parallele a quelle ufficiali, nel più assoluto silenzio. E gli esiti richiedono tempo. Un anno e mezzo di indagini cominciate nell’aprile 2014 e poi il decreto di sequestro d’urgenza, notificato giovedì , per salvare gli ulivi in vista dell’eradicamento che il 16 dicembre sarebbe ricominciato.
Il Procuratore Capo Cataldo Motta salva così gli ulivi del Salento e sono tanti, difficili anche da quantificare. Diventa, insieme al procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e il pm Roberta Licci un coraggioso eroe per tutti gli ambientalisti.

Il Piano Silletti viene quindi stoppato dall’inchiesta leccese con indagini portate avanti dal Nipaf, il corpo di polizia giudiziaria del corpo forestale dello stato che si basa su alcuni punti fondamentali. Primo: l’eradicamento degli ulivi è inutile: non è stato accertato il nesso di casualità tra Xylella e disseccamento perché in alcuni ulivi disseccati il batterio non c’era. In alberi sani e produttivi invece si. Xylella può essere considerata solo una concausa.

Secondo: il batterio di xylella non è recente e quindi non ha alcun senso la quarantena. Sono stati individuati 9 ceppi diversi, il batterio ha avuto la possibilità di modificarsi e questo richiede tempo: 15 o 20 anni.

Terzo: per togliere il batterio dalla pianta malata non è necessario estirpare ma è opportuno curare la pianta, irrobustirne le difese immunitarie, deleterio anche l’uso dei pesticidi.

Ma allora cosa è accaduto in tutto questo tempo? È stato sbagliato il presupposto, pensare che xylella sia arrivata qui di recente. Questo ha tratto in inganno gli istituti di ricerca, e di conseguenza anche l’unione europea che ha basato le sue valutazioni e le sue rigide direttive su dati completamente errati. Il commissario Silletti? Probabilmente, dice motta, non conosceva la materia. Per questo tutti i reati ipotizzati sono colposi.

Oltre a Giuseppe Silletti, commissario straordinario dell’emergenza finiscono indagati i responsabili dell’Osservatorio fitosanitario regionale, Antonio Guario, Silvio Schito; Giuseppe D’Onghia, dirigente del Servizio Agricoltura Area politiche per lo sviluppo rurale della Regione Puglia; Giuseppe Blasi, capo dipartimento delle Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Servizio fitosanitario centrale; Vito Nicola Savino, docente dell’Università di Bari e direttore del Centro di ricerca Basile Caramia di Locorotondo; Franco Nigro, docente di Patologia vegetale presso Università di Bari; Donato Boscia, responsabile della sede operativa dell’Istituto per la protezione sostenibile delle Piante del Cnr; Maria Saponari, ricercatrice presso lo stesso istituto del Cnr; Franco Valentini, ricercatore presso lo Iam di Valenzano. 10 in tutto oltre ad un lungo elenco di indagati tra cui non figurano politici.

Rispondono dei reati di diffusione colposa di una malattia delle piante, inquinamento ambientale colposo, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali.

 

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