Referendum contro le trivelle, c’è il sì della Cassazione

LECCE- Via libera della Corte di Cassazione al referendum sulle trivellazioni in mare, il cosiddetto No triv. I giudici hanno accolto i sei quesiti referendari così come formulati e deliberati dai consigli regionali della puglia, Basilicata, Abruzzo, Marche, Campania, Sardegna, Veneto, Liguria, Calabria e Molise.
Saranno sottoposti alla consultazione referendaria i quesiti che riguardano: attività di prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi e stoccaggio sotterraneo di gas naturale, l’abrogazione delle norme sull’attribuzione del carattere di interesse strategico, di indifferibilità ed urgenza delle opere, il vincolo preordinato all’esproprio dei beni e tutto ciò che è collegato al piano ministeriale sulle trivellazioni. I quesiti, 5 in tutto, passeranno ora al Presidente della Repubblica, al Presidente della Corte costituzionale, ai Presidenti delle Camere e notificati ai dieci consigli regionali proponenti. Sui quesiti dovrà pronunciarsi ora la Corte Costituzionale.

La Corte di cassazione ha giudicato legittima la richiesta di referendum avanzata dalle regioni italiane contro le autorizzazioni alle trivellazioni in mare“, lo scrive il Governatore della Puglia Michele Emiliano. “È un momento nel quale la Costituzione della Repubblica -continua-  si incarna e dà alle nostre comunità la possibilità di decidere sule ricerche di idrocarburi, che possono essere sì un’opportunità, ma anche una minaccia che rischia di rovinare il nostro mare, che è la principale risorsa e attrattiva turistica delle regioni del sud. Noi siamo per ridurre queste ricerche di idrocarburi, per azzerarle se è possibile. Voteremo per questo referendum e cercheremo di negoziare con il governo dopo questa consultazione, condizioni per le quali le comunità abbiano sempre diritto di parola in casi del genere. Si tratta in fondo di lasciare -conclude-  la possibilità a noi tutti di decidere come destinare i doni che la natura ci ha dato”.

 

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