Xylella, il Tar Lazio conferma sospensiva: “No ai tagli su ulivi sani”. Resta embargo vite

randstad 1

BRINDISI (T.C.)- Dopo il pasticcio di due settimane fa, il Tar Lazio ribadisce la sua linea sull’emergenza Xylella: per un altro mese, almeno, restano in piedi tutti gli ulivi sani ricadenti nel raggio di cento metri dalle piante malate. Quelli infetti, invece, vanno giù. La sospensiva vale fino al 16 dicembre prossimo, quando verranno discussi nel merito i ricorsi di una quarantina di olivicoltori del Brindisino. Nulla da fare per quelli di Trepuzzi, perché, appunto, nel Leccese è previsto solo l’abbattimento degli alberi malati. Si aggiunge, inoltre, una questione, non da poco: l’embargo delle barbatelle continua, ma i vivaisti sono invitati a rivolgersi direttamente alla Corte di Giustizia europea.
È quanto emerge dalla lettura delle cinque ordinanze pubblicate in mattinata dal Tribunale amministrativo capitolino. Decisioni che peseranno, inevitabilmente, anche nella relazione degli ispettori Ue in Puglia da domenica sera e che, nelle scorse ore, hanno effettuato sopralluoghi in campo per vedere personalmente come e in che misura sono stati sradicati gli ulivi. La notizia dei provvedimenti del Tar arriva proprio nella giornata conclusiva del loro tour italiano, con il tavolo programmato a Roma, ultima tappa prima di riapprodare, lunedì, a Bruxelles, per la riunione del Comitato fitosanitario permanente.

Limitatamente ai terreni dei ricorrenti, dunque, il Piano Silletti resta congelato “nella sola parte che riguarda le piante ospiti e che presentano sintomi indicativi della possibile infezione o sospettate di essere infette comprese nel raggio di 100 metri intorno alla pianta infetta”.

Un ricorso è stato avanzato da 21 proprietari di Torchiarolo, un secondo da 14 olivicoltori di Cellino San Marco, San Pietro Vernotico e Oria. Entrambi sono stati curati dai legali Mariano Alterio e Mario Tagliaferro, con la consulenza giuridica di Nicola Grasso, docente di Diritto costituzionale all’UniSalento. Un terzo ricorso è stato presentato da tre proprietari oritani, difesi dall’avvocato Giovanni Pesce.

Il nodo della questione è lo stesso che ha fatto tornare il Tar sui suoi passi 13 giorni fa. E’ l’articolo 8 comma 4 del decreto ministeriale del 19 giugno scorso, suscettibile di diverse interpretazioni: la misura dell’eradicazione delle piante è alternativa al trattamento fitosanitario? O è solo successiva? La contraddittorietà, ad avviso dei giudici, resta, anche perché nel frattempo non sono state approfondite “le corrette modalità di applicazione” di quanto previsto da quella disposizione.

Come il 4 novembre è stata respinta la richiesta di sospensiva per dieci proprietari leccesi, così accade anche stavolta, per un altro proprietario, difeso dall’avvocato Valeria Pellegrino: i suoi 90 alberi a Trepuzzi vanno sradicati. Per il Tar, “risultano effettuati rilievi specifici da parte di soggetti qualificati al fine di riscontrare la presenza del batterio sulle piante indicate e le disposizioni di cui al d.m. 19.6.15, in riferimento alla decisione della Commissione 789/15, sulle misure di eradicazione delle piante ‘infette’ appaiono non illogiche ai fini del contenimento dell’infezione”. Il fatto che non siano mai state fornite le analisi per i giudici è giustificato, “considerato che i poteri emergenziali in atto non consentivano di dare prevalenza alla partecipazione procedimentale invocata dal ricorrente, anche in relazione alla situazione di urgenza legata alla diffusione del batterio”.

Nuovo capitolo è quello del ricorso avanzato dal Consorzio Vivaisti Viticoli Pugliesi e dall’ Impresa individuale Negro Daniele, rappresentati dai legali Valeria Pellegrino e Antonio Micolani. Chiedevano l’annullamento delle disposizioni ministeriali che vietano per la vite “lo spostamento all’interno dell’Unione, all’interno o all’esterno delle zone delimitate”, oltre a quelle che impongono l’eventuale distruzione dei lotti di barbatelle presenti in vivaio.

Anche stavolta sospensiva negata, perché “non risultano forniti idonei strumenti probatori attestanti la palese irrazionalità dell’operato ministeriale nell’attenersi a quanto indicato” dalla Commissione europea, la cui decisione di esecuzione di maggio, però, secondo il Tar, “può essere autonomamente contestata – come in effetti risulta essere stato fatto – avanti all’autorità giurisdizionale dell’Unione”.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*