Case popolari, il Comune di Lecce cambia politica: alloggi da acquistare e non da costruire

LECCE-  Non più nuovi cantieri che si perdono nel tempo e allungano le attese, ma appartamenti già pronti da acquistare e assegnare alle famiglie in graduatoria: cambia la politica abitativa del Comune di Lecce. A dare l’annuncio il delegato alla Casa, l’assessore Attilio Monosi, dopo i numeri dell’emergenza sfratti, che vede Lecce al primo posto in Puglia con ben 2.023 richieste di esecuzioni nel 2014, di cui 432 già eseguite, secondo i dati del Ministero dell’Interno.

La ratio della scelta è a più livelli: avere alloggi già fruibili per smaltire le richieste; evitare di impantanarsi in gare d’appalto e cantieri che zoppicano, come quelli fermi da anni nel quartiere San Pio; ridurre il consumo di suolo e riqualificare gli immobili esistenti. Come si finanzia questa operazione? Monosi parla di un “rastrellamento di risorse” derivante anche dalla vendita di case popolari da tempo abitati da famiglie che, intanto, si sono integrate nel tessuto sociale e possono permettersi di acquistarli, diventandone proprietari. I canoni per l’alienazione saranno “sociali”: tra i 40 e i 47mila euro per appartamento. Quei soldi andranno a confluire nel fondo che servirà a finanziare l’acquisto di nuove abitazioni per soddisfare nuove esigenze.

I tempi, ovviamente, non saranno immediati. E la contingenza pesa. È il motivo per cui il Sunia -Sindacato Unitario Nazionale Inquilini Assegnatari- ha chiesto la convocazione urgente da parte del prefetto, richiesta condivisa e accolta anche dall’assessore al Welfare della Regione Puglia, Salvatore Negro, che in questi giorni ha stanziato 4 milioni di euro per la ristrutturazione di circa 150 alloggi popolari da destinare alle persone meno abbienti. Per il Comune di Lecce si chiede un focus specifico e l’attivazione con urgenza di un tavolo istituzionale.

 

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