La fuga di Perrone: Carabinieri della Scientifica a caccia di indizi nell’auto

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LECCE- Prima l’esterno, poi l’interno: il tessuto dei sedili, i tappetini, lo specchietto retrovisore, il volante. Tutta l’auto viene analizzata, centimetro per centimetro, a caccia di indizi utili a ritrovare Fabio Perrone, che su quella Yaris ha percorso almeno i primi chilometri della sua folle fuga. L’auto, rinvenuta martedì pomeriggio in via Campania, a Trepuzzi, è ora nelle mani dei carabinieri esperti delle investigazioni scientifiche del comando provinciale di Lecce, agli orfini del luogotenente Vito Angelelli.
I militari sono alle ricerca di tracce biologiche, fibre e impronte digitali che possano raccontare cos’ha fatto Perrone una volta salito a bordo dell’auto che ha rapinato ad una donna, terrorizzandola puntandole una pistola in faccia, nel parcheggio dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dal quale è evaso venerdì mattina.

Con quest’auto, una Toyota Yaris grigio scuro, ha di sicuro forzato le barre all’uscita dell’ospedale ed urtato una guardia giurata in servizio. Poi avrebbe imboccato, secondo le prime segnalazioni, la 101 in direzione Gallipoli. Quattro giorni dopo, la vettura era qui, parcheggiata in via Campania, nel paese di Perrone, chiusa regolarmente. Per aprirla senza forzarla, i carabinieri si sono fatti consegnare le chiavi di scorta dalla proprietaria. Le analisi diranno se ci sia stato qualcun altro nell’abitacolo con Perrone. Prima vengono raccolte tutte le tracce disponibili e vengono fatti tutti gli accertamenti possibili, poi si stabilisce come procedere, perché bisogna escludere le tracce biologiche della proprietaria dell’auto e dei suoi familiari e amici che sono saliti a bordo nel tempo, per isolare quelle di Perrone e di altri estranei.  Non si può, invece, stabilire da quanto termo la Yaris fosse ferma.

 

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