Scoperta la filiera della “Calza tarocca”: 10 denunce

LECCE-Un’imitazione, anzi un clone così perfetto di un articolo, è possibile solo se chi lo produce ha in mano il marchio originale. E infatti alcune ditte, prima, lavoravano per le aziende che producevano calzini firmati Sergio Tacchini, intimo firmato Liabel e magliette Rifle e Diadora. Quando il rapporto di lavoro con queste grandi case produttrici si è interrotto, in alcuni opifici di Racale, Taviano e Melissano, qualcuno ha continuato a produrre utilizzando il cliché del marchio originale e stampandolo su etichette e tessuti.
La Guardia di Finanza ha scoperto tutto e denunciato 10 persone, tra titolari, prestanome e intermediari, per contraffazione di marchi e ricettazione.

A condurre l’operazione, i militari della compagnia di Gallipoli, diretti dal Maggiore Francesco Mazza. Oltre un milione di articoli sono stati sequestrati, per un valore di circa 2 milioni di euro, arrotondando la cifra per difetto. 8 stabilimenti sono stati perquisiti, insieme a 3 negozi che vendevano la merce al dettaglio -da valutare se i titolari fossero a conoscenza del reato o se siano stati truffati-; perquisito anche un deposito per lo stoccaggio all’ingrosso e 4 abitazioni private di altrettanti indagati.

11 lavoratori sono stati identificati e bisognerà chiarire la posizione dal punto di vista tributario di un opificio collocato all’interno di un garage, adibito a calzificio abusivo, in cui erano presenti 13 macchinari per la filatura. Le 8 ditte in questione, facenti capo ad altrettante società di capitali, non sono state sequestrate perché, accanto alla parte della produzione illecita, ne esiste una parallela “sana”, in regola, che per il momento può continuare l’attività.

Due locali adibiti allo stoccaggio sono stati invece sequestrati, così come sono nelle mani della Guardia di Finanza un computer portatile e 7 supporti di memoria contenenti file grafici, riproducenti i cliché, che venivano poi stampati collegando il pc ai macchinari.

La merce era sprovvista dell’ologramma anticontraffazione, oppure ne aveva uno falso. Per verificare dettagli invisibili ad un occhio non esperto, le fiamme gialle si sono avvalse della collaborazione di consulenti tecnici dei marchi in questione. Seguendo la filiera da valle a monte, dal dettaglio all’ingrosso, si è risaliti fino a Casamassima. E le indagini continuano.

 

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