Xylella, la contraddizione sui fumi finisce in Procura. Quando Arpa diceva: “Noi ignorati”

TORCHIAROLO-  I fumi della combustione delle ramaglie degli ulivi fanno male? Sì. Ma nell’ambito dell’emergenza Xylella è consentita la bruciatura nei campi. È una deroga che diventa, però, controsenso a Torchiarolo, comune sottoposto al Piano di risanamento della qualità dell’aria imposto dalla Regione Puglia dopo i rilievi dell’Arpa, che ha spento i camini delle private abitazioni, primi accusati degli sforamenti dei limiti rilevati dalle centraline negli ultimi anni.
È il paradosso che finisce al centro di un esposto in Procura depositato a Brindisi dai No al Carbone: “Il cittadino si trova nella situazione di due obblighi previsti per legge, uguali e contrari. Il primo che gli impone la bruciatura delle ramaglie e il secondo che glielo vieta. Follia pura!”, dicono gli attivisti. Arpa cosa sa di tutto ciò? Pressoché nulla. “Non siamo stati coinvolti”, aveva detto il direttore Assennato in primavera, dopo la pubblicazione del primo Piano Silletti. Per il secondo, la storia si è ripetuta. Un mese fa, nell’ambito della due giorni su ambiente e salute organizzata dalla Lilt a Lecce, lo stesso Assennato rispondeva così alla nostra domanda sulla valutazione degli impatti sanitari dell’uso obbligatorio di pesticidi.

Di quella valutazione, che avrebbe dovuto essere fatta a monte, non c’è traccia.  Eppure, prima ancora degli abbattimenti degli ulivi e della combustione dei rami e delle foglie, è prevista l’obbligatoria irrorazione di fitofarmaci sulle piante, operazione imposta al proprietario delle piante, “indipendentemente se sia in possesso o no del patentino che lo abilita alla corretta gestione di queste sostanze”.

Inoltre – dicono i Nac – abbiamo potuto notare che quasi sempre in questi terreni non vi è esposto alcun cartello di avviso ai cittadini sulla pericolosità dell’area. Ovviamente non bisogna essere direttori di ARPA Puglia per sapere che la combustione di enormi quantità di ramaglie, per giunta trattate con insetticidi, comporta un grosso danno all’ambiente e alla salute pubblica.  Ed è gravissimo che proprio il direttore di Arpa, Giorgio Assennato, responsabile di un’agenzia che dovrebbe tutelare l’ambiente, dichiari pubblicamente di non essere a conoscenza del piano Silletti. Non avrebbe dovuto prendere le necessarie misure atte ad arginare l’impatto delle sostanze velenose utilizzate in ottemperanza al Piano? Siamo praticamente in una piena ipotesi di reato ambientale e ARPA Puglia è incredibilmente all’oscuro di tutto!”. Ecco perché si chiede ora alla magistratura brindisina di accertare eventuali responsabilità.

 

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