Carovana antimafia nelle periferie, giovani contro la criminalità

CALIMERA-Ha fatto tappa in due comuni simbolo per il Salento. La carovana antimafia è approdata a Calimera e Nardò, i paesi che hanno dato i natali a due vittime della criminalità: Antonio Montinaro, capo della scorta di Giovanni Falcone, ucciso con lui nella strage di Capaci, e Renata Fonte, assessore all’Ambiente del Comune neretino, freddata sulla porta di casa a causa della sua battaglia per difendere Porto Selvaggio dalle speculazioni edilizie.
Quest’anno, l’arrivo della carovana nel paese griko ha avuto anche un altro significato: lì a presidiare le istituzioni, dopo i proiettili al sindaco Francesca De Vito, il rogo del portone dell’Ufficio Anagrafe, l’attentato incendiario all’auto del parroco. Un clima di tensione che si vuole rispedire al mittente, perché l’intimidazione sia isolata dall’agire legale di amministrazioni e comunità locali.

La carovana, promossa dal 1994 da Arci, Libera, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl e Uil, divenuta internazionale negli ultimi due anni, ha scelto per il 2015 il tema delle periferie, “intese nella loro larga accezione come i luoghi dove maggiore è l’insorgenza e il dispiegasi di fenomeni di marginalità, sfruttamento, abbandono, criminalità e illegalità”.
Ecco perché a Nardò ha toccato i temi dell’immigrazione, dello sfruttamento, del caporalato, della schiavitù, con testimonianze, momenti di memoria, proposte, musica. Una presenza colorata degli studenti delle scuole, perché sia giovane anche la lotta alla mafia.

 

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