Piano Silletti Bis, gli agricoltori: “Chiedono di estirpare entro 31 ottobre ulivi carichi”

minerva

LECCE- Il nuovo piano Silletti appena approvato è già in rotta di collisione con la stagione olearia, quella più attesa, l’annata di “carica” arrivata dopo due di “scarica”. “E proprio adesso si chiede agli agricoltori di abbattere entro il 31 ottobre ulivi che hanno il frutto e che per loro sono la salvezza, dopo due anni di mancato raccolto”. A sollevare il problema, centrale e per niente secondario, è Giovanni Melcarne, tra i portavoce del Comitato Voce dell’Ulivo. Imprenditore agricolo, a capo anche del Consorzio olio dop terra d’otranto, ha il polso di quello che accade nei campi: “Si chiede ai contadini di sradicare alberi carichi di olive in cambio di 140 euro? Per farne legna?”. È scettico Melcarne: “Ancora una volta si tratta di un piano non applicabile, perché non tiene conto delle estensioni enormi della superficie interessata, della parcellizzazione delle proprietà, del fatto che quasi nessuno possiede il patentino per irrorare i prodotti fitosanitari. Al di là delle eradicazioni che non sappiamo quanto possano arginare l’avanzata di Xylella verso nord, resta lo sconforto che nella zona di insediamento non è previsto nulla e le buone pratiche non bastano a contenere la malattia. La prospettiva olivicola per il Salento è d’obbligo tramite il reimpianto, ma solo per sostituire le piante morte”.

La scure più pesante è pronta ad abbattersi in provincia di Brindisi, dove saranno fatti fuori 2032 ulivi e, nel Leccese, a Trepuzzi, che pagherà il prezzo più alto: 833 alberi, di cui 82 secolari.

I ristori previsti ammontano ad un massimo di 146 euro ad ulivo, per chi provvederà da sé al taglio. Altrimenti, ad abbatterli provvederà il commissario straordinario, addossando le spese agli stessi proprietari. Meno critica con questo metodo è Aprol: “Il cambio di logica era necessario perché costa meno e così – dice il presidente leccese Pantaleo Greco – le aziende, invece di raccogliere le olive, possono impiegare la manodopera nell’espianto degli alberi”.

Al palo resta la prospettiva del reimpianto, bocciata dall’Ue. Nel frattempo, si osserva se ci sono varietà più o meno tolleranti al batterio. A farlo anche Aprol , con un campo sperimentale contenente 40 cultivar diverse.

 

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