Accoglienza migranti, le diocesi salentine si mobilitano: per loro appartamenti e monasteri

SALENTO- Le diocesi salentine sono già in cammino: hanno colto appieno l’appello di Papa Francesco perché “Ogni parrocchia ospiti una famiglia di profughi” e inizia a delinearsi la prima rete di accoglienza su tutto il territorio. Appartamenti in disuso, interi monasteri, canoniche: si fa spazio e la mobilitazione si preannuncia frenetica in questi giorni.
Vescovo e sacerdoti della diocesi di Lecce, che vanta 75 parrocchie, si sono riuniti in mattinata a Roca  nella struttura del seminario estivo per l’annuale corso di aggiornamento pastorale. “Ci stiamo interrogando sul tema della Misericordia in preparazione  al Giubileo Straordinario. E – dice Mons. Domenico D’Ambrosio – tra le opere di misericordia, ce le ricorda Gesù nel Vangelo, c’è :”Ero straniero e  mi avete accolto e ospitato”. In pieno accordo con le strutture caritative della Chiesa Italiana siamo pronti ad accogliere e ospitare”, dice. Un gruppo attivo presso la Caritas è al lavoro. Don Fernando Doria della parrocchia di San Vincenzo De Paoli ha messo a disposizione un appartamento su Viale Grassi, tanto grande da poter essere casa per cinque o sei famiglie; a Campi, padre Onofrio Farinola, cappuccino della parrocchia di San Francesco D’Assisi, sta rispolverando un monolocale e un’altra abitazione, a Lecce, l’ha trovata don Elvi De Magistris. Alcuni immobili hanno bisogno di manutenzione straordinaria, ma si farà e la ricognizione dei beni a disposizione continuerà nei prossimi giorni.

Così a Ugento, dove il vescovo ha convocato i reggenti delle 42 parrocchie per il 20 settembre: “Siamo già allenati all’accoglienza – dice mons. Vito Angiuli – con esperienze, come a Tiggiano, di inserimento dei migranti nella società. Ora capiremo concretamente come muoverci”.

Il 16 e 17 settembre, invece, nel convegno annuale della diocesi di Otranto, si ritroveranno gli 80 parroci guidati da mons. Donato Negro e l’incontro servirà anche a mappare concretamente le disponibilità degli immobili liberi.

Idem a Nardò-Gallipoli, con le sue 66 parrocchie. Mons. Fernando Filograna è stato chiaro: “Come vescovo e cristiano mi sento responsabile nei confronti della mia diocesi perché le parole di papa Francesco trovino terreno fertile, fecondo, cuori, menti e coscienze dove attecchire, crescere e portare frutti buoni. Dobbiamo certo progettare come rendere concrete e operative le parole del pontefice. Da tempo la dimensione dell’accoglienza trova nella nostra diocesi una declinazione concreta. Basti pensare all’assistenza della Caritas ai lavoratori stagionali nelle campagne dell’Arneo, la mensa per i poveri a Nardò, a Gallipoli e i tanti progetti messi in piedi”.

Operativi anche a Taranto, dove l’arcivescovo Filippo Santoro, nell’attesa di raccogliere le disponibilità delle singole parrocchie, ha scelto di destinare e attrezzare, per la prima accoglienza, in maniera stabile, il monastero Gesù Sacerdote delle Carmelitane Scalze, edificio adiacente al seminario di Poggio Galeso. Per anni è stata la dimora di monache claustrali, trasferitesi altrove. E ora è pronto a diventare la casa di famiglie che fuggono dall’orrore.

 

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