“Figli di p…e trafficanti di esseri umani”, lo scafista della Blue Sky rivela il business sulla pelle dei migranti

LECCE-“Ci stiamo recando a Mersin per caricare pecore”. Basta questa frase per capire la brutalità che ha accompagnato il viaggio dei quasi ottocento siriani arrivati a Gallipoli nel giorno di Capodanno. È un’intercettazione telefonica. A parlare è il comandante della nave Blue Sky M. Dall’altro capo del telefono c’è l’organizzazione che, a terra, ha pianificato acquisto del cargo, imbarco, traversata. Obiettivo unico: fare soldi, tanti. Almeno 5 milioni di euro, perché l’intenzione è quella di stipare all’interno almeno mille persone.


Un comportamento bestiale, tanto da far storcere il naso persino ad uno degli scafisti, Hasan Badou, identificato tra i migranti ospitati in una scuola elementare di Gallipoli e arrestato il 2 gennaio scorso. “Figli di puttana e commercianti di esseri umani”, “figli di settecentomila puttane”: li definisce così, mentre si lamenta al telefono con un tale Fawal, i membri di quell’organizzazione che è la vera cupola del sistema e che non è stata ancora sgominata, di certo con sede in Turchia e diramazioni in Siria.

È un passaggio fondamentale dell’ordinanza firmata dal gip Alcide Maritati per l’applicazione delle misure cautelari a carico di altri tre siriani. Due sono stati arrestati in Germania nelle scorse ore, ospiti di un centro per richiedenti asilo. Il terzo, che nella lista equipaggio compariva come “ingegnere”, è irreperibile.
Si aggiungono ai 4 scafisti arrestati al momento e subito dopo lo sbarco nel Salento e ora reclusi a Borgo San Nicola.

Il profitto, per tutti, è stato l’unico mantra: “sto organizzando il trasbordo di trenta pecore al costo di 4mila dollari cadauna” dice il comandante, Sarkas Rani. A lui sarebbero toccati 50mila dollari. 44Mila erano già stati versati a titolo di acconto alla moglie, con l’incarico di trattenerne per sé e il marito 22mila, consegnarne 17mila ad Amer Alyassin e 5mila a Ramez Suliman. Anche Badou avrebbe intascato 5mila euro.

A godersi tutto il resto sarebbe stata, ed è stata, l’organizzazione di base, che ha acquistato la nave in dismissione per 450mila dollari, in pessime condizioni, uno “scolapasta”, come la definiscono gli stessi membri dell’equipaggio. È stata solo ridipinta di rosso. E poi via, da Instabul a Mersin. E poi lanciata verso l’Italia.

Gli intoppi, dovuti al maltempo, ci sono stati. “Dì a quei figli di puttana di non lamentarsi, digli che devono stare buoni altrimenti gli mando l’uccello (elicottero delle forze di polizia, ndr)” è la frase con cui il comandante intima di tranquillizzare gli animi roventi, dopo giorni di viaggio senza approdo.

In Puglia, probabilmente, la Blue Sky M ci è arrivata solo per caso, a causa delle condizioni meteo impossibili, che hanno costretto la capitaneria di porto più vicina a intervenire. L’arrivo della Ezadeen in Calabria, qualche giorno dopo, conferma i sospetti che la destinazione fosse altra. Non c’è certezza che la matrice sia la stessa. Ma ci sono indizi certi nelle mani dei finanzieri del Gico di Lecce, al comandato del maggiore Giuseppe Dinoi e delegati alle indagini dal pm Guglielmo Cataldi.

L’attività rogatoria prosegue n Turchia e in Romania, dove ha sede la società che ha stipulato la polizza assicurativa necessaria per l’asseverazione alla navigabilità.

 

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