Defibrillatore in discoteca, il direttore del 118: “Indispensabile”

LECCE-Oggi la presenza del defibrillatore nelle discoteche è solo una “raccomandazione” dettata dal decreto del ministro Balduzzi del 2011. L’apparecchiatura semiautomatica, in grado di “rianimare” i pazienti cardiopatici, è obbligatoria solo in alcuni campi di calcio. Ma anche secondo il direttore del 118 Maurizio Scardia dovrebbe essere obbligatoria. Un’opinione importante, quella di chi è in prima linea nelle emergenze, che viene riportata da www.salutesalento.it.


«Quest’anno un’ordinanza della Capitaneria di Gallipoli – ricorda Scardia – l’ha reso obbligatorio anche negli stabilimenti balneari. Una conquista – sottolinea – fra le pochissime in Italia”. E non è escluso, alla luce di quanto sta accadendo, che si decida di renderlo obbligatorio anche nelle discoteche, soprattutto quando ospitano eventi di grande richiamo».

«Tutti devono essere censiti e i titolari devono darne comunicazione alla centrale operativa del 118. In questo momento – riferisce Scardia – fra discoteche e locali da ballo, solo il Parco Gondar di Gallipoli dispone del defibrillatore e di 2 ambulanze: una per le grandi manifestazioni e una per le piccole».

Stando al decreto Balduzzi, chi si dota di defibrillatore deve comunicare alla centrale operativa del 118 tutti i dati, compresa la matricola e il nome di chi lo gestisce, per i dovuti collegamenti col territorio e per la messa in rete. Vengono controllati i requisiti, le autorizzazioni e la frequenza ai corsi della Asl.

«Dove il locale prevede la presenza di migliaia di persone – spiega il dottore Scardia – si sa che dal punto di vista statistico ed epidemiologico, c’è qualche paziente da soccorrere. Si parla di un tempo massimo di 10 minuti . Ma il 118 per motivi strutturali non può stare dappertutto. Quindi bisogna intervenire prima. Basterebbe addestrare qualche “buttafuori” E’ un investimento che ha il suo ritorno».

Altro serio problema sollevato dal responsabile del 118 è quello di garantire le vie di fuga e le vie di accesso ai mezzi di soccorso. Il dottore Scardia propone «la presenza di una persona addetta alla viabilità”

 

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