Country club, il Sindaco: “Italia turismo è sorda, ci aiutino i parlamentari leccesi”

OTRANTO-C’erano imprenditori pronti a investire. Sono stati fatti scappare. Il destino del Country Club di Otranto rimbalza contro un muro di gomma, quello innalzato dalla proprietà, Italia Turismo, a capitale pubblico, spa controllata dal gruppo Invitalia e partecipata da Fintecna immobiliare Srl. Il Comune, a questo punto, chiede aiuto a deputati e senatori salentini.
La storia dell’abbandono è iniziata 15anni fa, nel 2000, quando a capo di Sviluppo Italia, poi Invitalia, c’era Dario Cossutta, figlio di Armando, nome importante del vecchio Pci. Nessuna svolta da allora. E oltre al danno, c’è la beffa: mentre va in malora il bene pubblico, i contribuenti continuano a sopportare i costi per la gestione di appartamenti mai piazzati sul mercato del villaggio vicino. Ci ha provato, solo una volta, Italia Turismo, a legare le due cose, legando la vendita del Country Club a quella delle quote condominiali morte (aprile-maggio, settembre- ottobre) delle multiproprietà di Serra Alimini 1. Scelta impossibile, visto che, se non si riuscissero ad alienare, per qualsiasi imprenditore sarebbero una zavorra da 250mila euro all’anno.

Nel 2006, nel passaggio da Sergio Iasi a Donato Rossi come amministratore delegato di Italia Turismo, un master plan è arrivato sul tavolo della Regione Puglia: bocciato, perché ormai fuori tempo, incompatibile con le norme del Putt, perché prevedeva di sviluppare cubatura ancora inespressa e metter mano a luoghi votati a macchia, non più toccabili.

Poi, più nulla per quei cinque ettari di campi da tennis, piscine, ippodromo, discoteca, pizzeria, ristorante. Un paradiso perduto e che crea non pochi disagi, visto che era nato per dare servizi ai villaggi che sorgono accanto: Serra Alimini 1 e 2, Bravo Club e così via, oggi sguarniti del loro polmone ricreativo.

 

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