Esplosione Lido Cambusa, racket o vendetta? Nei filmati l’azione degli attentatori

TORRE CHIANCA- Le immagini registrate dalle telecamere che sorvegliano il Lido Cambusa potrebbero portare presto gli investigatori della squadra mobile ad imprimere una svolta nelle indagini sull’attentato dinamitardo che nella notte tra domenica e lunedì ha sventrato le costruzioni in muratura del Lido Cambusa, nella zona del bacino, a Torre Chianca, piazzato e fatto esplodere alle tre e mezza del mattino.
Un episodio grave e misterioso, ma il movente non è ancora chiaro. Forse una vendetta dopo la brutale aggressione ad un 17enne africano che ha portato all’arresto di due leccesi, frequentatori del lido. Ma potrebbe esserci dell’altro, il racket delle estorsioni non viene escluso.

Nel filmato, si vedono delle sagome scavalcare nella notte il muro di cinta del lido e poi fuggire velocemente a bordo di un’auto. Difficile stabilire i tratti somatici, ma almeno il momento in cui l’ordigno è stato piazzato e fatto esplodere c’è.  L’obiettivo è ora capire se queste persone abbiano in qualche modo a che fare con Mirko Castelluzzo, 37 anni e Federico Ferri di 25, finiti in carcere con l’accusa di tentato omicidio nei confronti di un venditore ambulante di 17 anni.

Se si dimostrasse che tra i due episodi c è un collegamento, si dovrà parlare di una vendetta, o un messaggio nei confronti del titolare del lido, colpevole, forse, di non aver preso una posizione a difesa dei leccesi, o di aver chiamato la polizia.  L’indagine intanto è passata nelle mani della Dda per lo spessore criminale di uno dei protagonisti, Mirko Castelluzzo, condannato in passato per aver fatto parte di gruppi criminali leccesi.

 

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